Il c.d. modello integrato adottato dal nostro sistema scolastico realizza l’accoglienza degli studenti stranieri mediante l’inserimento degli stessi nelle classi ordinarie[1], pur essendo possibile l’adozione di interventi individualizzati o per gruppi di alunni per facilitarne l’apprendimento, soprattutto della lingua italiana[2]. Alla realizzazione di classi eterogenee ed interculturali[3], volte alla valorizzazione della socializzazione tra pari e al confronto quotidiano con la diversità, si affianca come principale strumento di attuazione dell’integrazione scolastica l’adozione di forme di didattica personalizzata. Questa, originariamente pensata esclusivamente per i minori affetti da disabilità[4], ha gradualmente ampliato il proprio ambito di applicazione.
In particolar modo la Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 ha esteso l’area del c.d. svantaggio scolastico, prevedendo che ad avere diritto alla personalizzazione dell’apprendimento siano, oltre che gli allievi disabili, anche quelli affetti da disturbi specifici, pur in presenza di capacità cognitive nella norma, tra i quali anche quelli derivanti dallo “svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale”. Tutti questi rientrano nella definizione di alunni con Bisogni Educativi Speciali e, pertanto, hanno diritto ad interventi didattici mirati e alla formalizzazione di un Piano Didattico Personalizzato.
Il Miur ha chiarito che tali misure non devono essere automaticamente applicate agli alunni stranieri per il solo fatto di essere tali, dovendo invece considerare le reali esigenze e capacità del minore e privilegiare, in ogni caso, le misure di carattere transitorio e attinenti a specifici aspetti didattici[5].
La presa in carico degli alunni con Bisogni Educativi Speciali rappresenta quindi un elemento fondamentale della didattica inclusiva del nostro sistema scolastico. E’ pertanto identificabile un vero e proprio obbligo in capo ai consigli di classe e ai docenti nelle scuole primarie di indicare in quali casi sia necessaria l’adozione di una personalizzazione della didattica, al fine di assicurare una globale integrazione di tutti gli alunni[6].
[1] Eurydice, L’integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa, 2004, Bruxelles, p. 44
[2] Art. 45 co. 4 D.PR. 394/1999; Documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione del 2007 “La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri”.
[3] Pur nel limite del 30% degli alunni con cittadinanza non italiana per classe, come stabilito dalla circolare Miur n. 2 del 2010.
[4] Art. 2co. 1 lett. c) e l) L. 53/2003; L. 104/1992.
[5] Nota Miur n. 2563/2013
[6] Circolare Miur n. 8/2013
