Durante i 42 mesi di progetto, sono stati effettuati diversi incontri di scambio e aggiornamento, per promuovere il confronto fra la rete anti tratta e altri enti coinvolti, come Prefetture, Procure, Polizie Locali e Uffici Immigrazione, e operatrici e operatori di CAS e SAI. Di seguito si possono trovare alcune delle slide utilizzate negli ultimi incontri.

pdfslide incontri rivolti ad operatori e operatrici CAS e SAI

pdfslide incontri rivolti a Commissione Territoriale e Uffici Immigrazione

pdfslide incontri rivolti a Procure e Forze dell'Ordine

Il progetto ALFa ha tra gli obiettivi il rafforzamento dei meccanismi di coordinamento tra i diversi attori operativi in materia di tratta e grave sfruttamento e, a tal fine, il progetto si è dotato di strumenti pratici volti alla costruzione di interventi multi-agenzia.

All’esito di un percorso congiunto che ha visto coinvolti i diversi attori operativi in materia di tratta, il 03 marzo 2022 è stato sottoscritto, presso la Prefettura di Torino, il “Protocollo d’Intesa contenente procedure operative per la protezione e l’assistenza delle vittime di tratta e di sfruttamento e per la prevenzione e il contrasto della tratta di esseri umani”.

Lo strumento ha quali finalità il consolidamento di un approccio uniforme nell’identificazione e nell’assistenza delle potenziali vittime di tratta, il rafforzamento dell’interazione tra i diversi soggetti anche attraverso lo scambio di informazioni e la promozione della formazione congiunta degli operatori del settore.

pdfProtocollo regionale multi-agenzia

pdfAllegati protocollo

Alla luce dell’esperienza maturata nell’ambito di "ALFA-Accogliere le Fragilità" si formulano le seguenti raccomandazioni per la protezione ed assistenza delle persone potenziali vittime di tratta che sono state le persone beneficiarie del progetto.

A seconda del diverso ambito di azione, le seguenti raccomandazioni sono rivolte alle autorità locali, nazionali ed europee.


Raccomandazione generale
  1. Si raccomanda di anticipare, rispetto agli attuali sistemi di intervento in favore delle vittime di tratta, forme di assistenza qualificate finalizzate ad accompagnare le potenziali vittime verso il percorso più idoneo alla loro assistenza e protezione e alla definizione dei loro bisogni
Misure di accoglienza percorsi di assistenza e tutela
  1. a livello nazionale, prevedere forme di accoglienza - gestite da enti specializzati nell’assistenza alle vittime di tratta - diversificate, graduali e costruite in relazione alle necessità ed ai tempi delle persone potenziali vittime di tratta, al fine di favorire il processo di identificazione, prevenire forme di sfruttamento (incluso nell’ambito delle attività illecite) e di ri-vittimizzazione.
In particolare: 2.1 introdurre una prima forma di accoglienza in emergenza della durata di 45/60 gg in strutture alle quali sia possibile accedere indipendentemente dal titolo di soggiorno dove venga fornita una risposta ai bisogni primari (alloggio, salute, protezione) e dove assicurare un periodo di recupero e riflessione, accesso alle informazioni, supporto psicologico e legale. 2.2 introdurre forme di accoglienza di natura residenziale della durata di 6 mesi che seguano l’accoglienza in emergenza dove venga assicurata l’accesso a servizi, alla formazione e al mercato del lavoro e durante la quale la persona venga accompagnata in un percorso di regolarizzazione e orientata verso il sistema di protezione (sistema anti-tratta, sistema asilo o altro) più adatto a rispondere ai suoi bisogni. 2.3 attivare percorsi di assistenza e tutela in particolare per le potenziali vittime di tratta con minori a carico,che tengano conto dei bisogni specifici della madre, del minore e del nucleo familiare.  Deve essere garantita la presa in carico integrata e multi-disciplinare da parte dell’ente anti-tratta e dei diversi servizi del territorio.
Identificazione precoce
  1. a livello nazionale, rafforzare l’adozione di misure che garantiscano la tempestiva identificazione attraverso:
3.1 il potenziamento degli interventi anti-tratta in frontiera mediante il coordinamento con i soggetti operativi nei luoghi di arrivo e di transito e il raccordo con reti internazionali e transfrontaliere; 3.2. la collocazione immediata della persona, dopo la segnalazione da parte di tutti gli attori che possono entrare in contatto con potenziali vittime, in una struttura di emergenza specializzata per prevenire lo sfruttamento e il rischio di ulteriori processi di vittimizzazione. 3.3. l’attivazione di un percorso di emersione all’interno delle strutture specializzate, condotto da enti qualificati e formati sul tema che rilevano indicatori di tratta ed individuano ulteriori bisogni; 3.4. l’adozione di un approccio olistico e di un metodo volto ad un’attenta osservazione della persona, alla costruzione di un rapporto improntato alla fiducia con il personale dell’ente anti-tratta, così da favorirne la graduale consapevolezza rispetto al suo vissuto e ad eventuali rischi connessi alla rete di sfruttamento e facilitare l'emersione dei suoi diversi bisogni.  Per fornire una risposta strutturata sul lungo termine a tali bisogni la persona deve essere segnalata agli attori locali chiave nel processo di inclusione sociale (es. Prefetture e servizi sociali).
Meccanismi di referral
  1. a livello europeo, sviluppare Procedure Operative Standard comuni a tutti i paesi dell’Unione Europea per la corretta identificazione, assistenza e protezione delle vittime di tratta ai confini e nell’ambito dei movimenti migratori secondari, anche al fine di favorire la creazione del Meccanismo di Referral Transnazionale (MRF);
  2. a livello nazionale, rafforzare il Meccanismo Nazionale di Referral (MNR) attraverso l'adozione di Procedure Operative Standard per la corretta identificazione, assistenza e protezione delle vittime di tratta, che adottino un approccio multi-agenzia e multi-settoriale. Il MNR deve prevedere la segnalazione di potenziali vittime da parte di tutti gli attori che possono entrare in contatto con loro  (ad esempio i servizi socio-sanitari, le Questure, le Commissioni Territoriali, i Centri di Accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, i soggetti che operano in frontiera) e, con una modalità flessibile, coinvolgere, nel lavoro di rete, i soggetti che di volta in volta sono necessari per rispondere ai bisogni delle potenziali vittime di tratta (es. servizi socio-sanitari, servizi per l’infanzia e per la genitorialità, soggetti specializzati nello sfruttamento lavorativo);
  3. a livello locale, promuovere l’adozione di Protocolli d’intesa multi agenzia che coinvolgono i diversi soggetti  che operano nel contrasto al fenomeno e nella protezione delle vittime, al fine di  prevedere i rispettivi compiti e le modalità di coordinamento tecnico-operativo;
  4. nello specifico sulle interconnessioni tratta/protezione internazionale, rafforzare i meccanismi di coordinamento tra il sistema asilo e quello della protezione delle vittime di tratta, in tutte le fasi della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e con il coinvolgimento di tutti i diversi attori (dall’accoglienza nei centri CAS e SAI alle Sezioni Specializzate dei Tribunali e Unità Dublino).
Risposte ai cambiamenti del fenomeno
  1. potenziare - anche mediante formazioni che adottino un approccio multi-agenzia e sensibile al genere -  la capacità del sistema di fornire protezione e assistenza a potenziali vittime di tratta coinvolte in forme di sfruttamento diverse dal sessuale (sfruttamento lavorativo, nell’accattonaggio e nelle attività illecite) e con profili e nazionalità eterogenei (tra cui in particolare potenziali vittime di tratta madri con minori a carico, minori e trans);
  2. incrementare le risorse da  un lato  per le progettualità rivolte alle potenziali vittime di tratta, anche per costruire interventi flessibili, in grado di rispondere alla mutevolezza del fenomeno (ad esempio l’incremento delle vittime madri con figli che si sono spostate in diversi paesi europei) e alle contingenze, come ad esempio la pandemia o i conflitti in corso, dall’altro per favorire percorsi di  rafforzamento delle relazioni interne alle reti e di costruzione di comunità di pratiche.
  3. costruire sistemi di raccolta dati, mappatura e monitoraggio del fenomeno gestiti da soggetti che abbiano specifico mandato e risorse economiche che possano essere omogenee e condivise a livello transnazionale.

 

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bookletIl booklet racchiude:

- Le Infografiche che sintetizzano i risultati del progetto e forniscono una panoramica sulle nazionalità, il genere e la composizione familiare delle persone beneficiarie di ALFA.

- Le Indicazioni Operative per l’identificazione precoce delle potenziali vittime di tratta che descrivono il percorso volto all’identificazione nel contesto regionale

- Le Raccomandazioni rivolte alle autorità locali, nazionali ed europee per la protezione ed assistenza delle potenziali vittime elaborate grazie all’esperienza del progetto

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Manuale operativo

Introduzione e finalità dello strumento
Il presente Manuale è una raccolta di strumenti operativi elaborati ed utilizzati nell’ambito del progetto “ALFa-Accogliere le Fragilità”.
ALFa- Accogliere le Fragilità è un progetto finalizzato ad assicurare tutela immediata ed adeguata alle persone straniere potenziali vittime di tratta, attraverso il combinarsi di azioni che attengono sia all’accoglienza delle persone beneficiarie in strutture specializzate per l’emersione dei loro bisogni, sia al rafforzamento delle conoscenze e del coordinamento tra gli attori coinvolti negli interventi in materia di tratta.
Il progetto è cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Asylum, Migration and Integration Fund (AMIF) e dal Ministero dell’Interno ed ha come capofila la Prefettura di Torino.
ALFa insiste sull’intero territorio piemontese ed ha quali partner del progetto la Regione Piemonte, IRES Piemonte e gli enti anti-tratta specializzati Associazione Piam Onlus, Associazione Liberazione e Speranza Onlus, Cooperativa Progetto Tenda, Associazione Centro Come Noi S. Pertini organizzazione Sermig di Volontariato.
ALFa, ideato nel momento dell’apice degli arrivi via mare verso l’Italia, nasce per rispondere alle sfide e alle difficoltà di tutela che emergono nell’ambito dei flussi migratori misti con particolare riferimento alla precoce identificazione delle potenziali vittime di tratta nel circuito asilo. Il progetto si compone di diverse azioni che riguardano sia la costruzione di misure di accoglienza per le potenziali vittime di tratta e grave sfruttamento, sia il rafforzamento dell’interazione con i diversi soggetti operativi sul territorio in materia di tratta, sia attività di comunicazione costruite con la partecipazione delle persone beneficiarie.
L’ingresso in accoglienza ALFa: la scheda di segnalazione
L’ingresso delle potenziali vittime nell’accoglienza del progetto ALFa è regolato da procedure finalizzate a garantirne la collocazione nelle strutture più idonee ai loro bisogni e alla loro messa in sicurezza. Le procedure per la segnalazione delle potenziali vittime sono state condivise e illustrate, all’avvio del progetto, nel corso di eventi e di incontri specifici con gli enti anti-tratta, che hanno coinvolto i diversi soggetti operativi sul territorio che a vario titolo possono entrare in contatto con potenziali vittime di tratta e grave sfruttamento: Prefetture del territorio piemontese, Forze dell’Ordine, Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, servizi socio-sanitari, presidi ospedalieri, centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, organizzazioni che operano alle frontiere, servizi e associazioni che lavorano con le persone straniere, ecc. L’ente segnalante, dopo aver effettuato un primo screening attraverso la rilevazione di indicatori di tratta o dopo aver raccolto la richiesta di assistenza da parte della potenziale vittima, attiva il meccanismo di segnalazione compilando un’apposita scheda che viene trasmessa via e-mail al coordinamento del progetto: Prefettura di Torino (capofila), Regione Piemonte e IRES Piemonte, che coordina la collocazione delle persone nelle strutture gestite dagli enti anti-tratta.  In alternativa, l’ente segnalante può chiamare il Numero Verde Anti-tratta, che si raccorda con il coordinamento del progetto ALFa per la segnalazione e l’inserimento della potenziale vittima in accoglienza.   Nello specifico, le schede di segnalazione, predisposte in collaborazione con gli enti anti-tratta, sono due: una per l’accoglienza in emergenza e una per l’accoglienza ordinaria.  La prima è stata ideata per segnalare potenziali vittime di tratta e sfruttamento, anche in stato di gravidanza o con figli minori a carico, e indipendentemente dal titolo di soggiorno, che necessitano urgentemente di una collocazione perché in condizione di immediato pericolo o di emergenza abitativa. Una volta ricevuta la segnalazione, il team di coordinamento individua una collocazione in una delle strutture di bassa soglia del progetto ALFa, dove la persona permane per un periodo di 30-45 giorni ricevendo assistenza immediata, nonché una risposta ai bisogni primari (alloggio, salute, protezione) e accesso alle informazioni e al supporto psicologico e legale.  La seconda scheda di segnalazione è stata invece predisposta per le segnalazioni che non hanno carattere emergenziale, in quanto la persona non si trova in uno stato di immediato pericolo e/o non ha urgenza di trovare una sistemazione abitativa. Data la condizione di non urgenza, l’ente segnalante può procedere ad un’osservazione più accurata degli indicatori di tratta, che possono essere segnalati in un’apposita sezione della scheda. Ricevuta la segnalazione, il team di coordinamento del progetto ALFa attiva un ente anti-tratta per una valutazione preliminare, in base al cui esito può essere disposto l’ingresso in una struttura di accoglienza residenziale, dove la persona viene ospitata per un periodo di 6 mesi. Con l’avanzamento del progetto e l’evoluzione del contesto, che ha portato ad esempio alla crescita dei movimenti secondari da altri paesi europei, l’ingresso delle potenziali vittime in bassa soglia ha assunto sempre più la funzione di “garanzia” nell’osservazione degli indicatori, a prescindere dal carattere emergenziale o meno della condizione in cui versava la persona segnalata. L’accesso alla bassa soglia è stato cioè rivolto in misura sempre maggiore anche a persone in situazione non di immediato pericolo o emergenza abitativa, ma per le quali il periodo di osservazione di 30/45 giorni preliminare all’accoglienza di 6 mesi, si è rivelato necessario. Parallelamente, per queste persone, la valutazione attraverso i colloqui precedente all’ingresso nel progetto è diventata sempre più accurata.

Entrambe le schede di segnalazione possono essere accompagnate da ulteriore documentazione che può andare a sostegno del processo di identificazione della potenziale vittima, es. relazioni di valutazione o relazioni sociali, copia dei documenti della persona, ecc. L’individuazione della struttura di accoglienza, bassa soglia o residenziale, all’interno della quale il team di coordinamento dispone di collocare la persona segnalata, è determinata da una serie di criteri:
  • la scelta di un territorio dove la potenziale vittima possa essere ospitata in condizioni di sicurezza e lontano dalle reti criminali dello sfruttamento;
  • la disponibilità di posti in ciascuna struttura secondo un meccanismo di turnazione che consenta un’equilibrata distribuzione delle persone beneficiarie tra i vari enti anti-tratta partner del progetto;
  • il numero di minori presenti in ciascuna struttura, secondo il medesimo principio di turnazione sopra citato;
  • la tipologia di struttura che meglio si adatta alle esigenze della persona: es. struttura comunitaria o appartamento.
Un ultimo aspetto da evidenziare rispetto alla predisposizione delle schede di segnalazione è l’inserimento della voce “Incinta o con minore a carico”, aggiunta in un secondo momento rispetto alla formulazione iniziale: l’aumento significativo, inizialmente non previsto, di ingressi di donne in stato di gravidanza o con uno o più minori al seguito, ha comportato dei cambiamenti anche nell’uso degli strumenti che, in un’ottica di flessibilità e sperimentazione, sono quindi stati adattati all’evolversi del fenomeno. pdfALFA_scheda segnalazione EMERGENZA pdfALFA_scheda segnalazione ACCOGLIENZA
Il patto di accoglienza e il regolamento
L’ingresso in accoglienza presuppone che la persona beneficiaria sia messa a conoscenza, e che sia concorde, delle misure che saranno attuate per la sua tutela, delle regole che è tenuta a rispettare e dei servizi di accoglienza che l’ente ospitante è tenuto a fornirle.  All’arrivo nella struttura, l’operatore illustra tutti questi aspetti alla persona beneficiaria, che aderisce al progetto sottoscrivendo un patto di accoglienza. Al patto è allegato un regolamento che ciascun ente anti-tratta partner di progetto ha potuto personalizzare in base alle caratteristiche del progetto territoriale e che attiene ad aspetti quali: la durata dell’accoglienza, i servizi forniti (vitto, biancheria, kit per l’igiene personale, orientamento ai servizi sul territorio, corsi di italiano, ecc.), i doveri delle persone ospiti (orari da rispettare, partecipazione ai turni di pulizia, partecipazione ai laboratori previsti, ecc.) e i divieti (pernottamenti fuori dalla struttura, uso della violenza fisica e/o verbale, uso di droghe o alcolici, ecc.). Durante lo svolgimento del progetto, l’impatto che la pandemia di covid-19 ha avuto a partire da marzo 2020 sulle accoglienze ALFa ha influito significativamente anche sui comportamenti da adottare all’interno delle strutture, con un conseguente adattamento dei regolamenti: sono state quindi introdotte norme relative ai periodi di quarantena da rispettare all’ingresso in struttura o in caso di positività durante l’accoglienza, all’utilizzo di dispositivi di protezione individuali, ai comportamenti da tenere a scopo preventivo (distanze di sicurezza, divieto di uscita dalla struttura, ecc.). Inoltre, durante il periodo di lockdown disposto a livello nazionale tra marzo e maggio 2020, le disposizioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19 non hanno reso possibile i trasferimenti presso altre strutture di accoglienza o il passaggio ad altre soluzioni abitative, una volta terminato il periodo di 6 mesi previsto progetto. Per questo motivo è stata predisposta un’integrazione al patto di accoglienza con il quale si è previsto che l’ente ospitante e la persona beneficiaria si impegnassero a rispettare i termini stabiliti nel patto fino a nuove disposizioni per cessate condizioni di emergenza sanitaria. pdfALFA_patto di accoglienza pdfALFA_patto di accoglienza_integrazione
Le attività nell’accoglienza: l’accompagnamento legale, sanitario ed i laboratori
Per le persone accolte nelle strutture ALFa, sono attivi servizi di counselling sanitario, di orientamento legale e attività laboratoriali di vario tipo. Nello specifico, il counselling sanitario si realizza secondo diverse attività quali l’iscrizione al servizio sanitario nazionale e l’accompagnamento alla scelta del medico di base, oppure l’iscrizione ai Centri di Informazione Salute Immigrati (I.S.I.) presso le Aziende Sanitarie Locali per gli stranieri; l’accompagnamento in alcuni consultori ginecologici del territorio (in cui lavorano delle mediatrici culturali riconosciute a livello cittadino e regionale) per un check up sulle condizioni ginecologiche ( sulle  MST, eventuali necessità di aborti o accompagnamento alla gravidanza); se utile o necessario, si può prevedere anche l’accompagnamento ai servizi per la salute mentale o ai servizi di etnopsicologia. Per ciò che riguarda l’orientamento e la consulenza legale, gli enti anti-tratta accompagnano le persone accolte sia attraverso la figura di un operatore legale interno, sia attraverso il supporto esterno di avvocati specializzati (ASGI). Gli incontri delle persone beneficiarie del progetto con gli avvocati e i consulenti legali si realizzano sempre in presenza di una mediatrice culturale.
Inoltre, secondo quanto previsto da progetto, gli enti anti-tratta coinvolgono le persone accolte in numerose attività laboratoriali che hanno reso fruibili anche alle beneficiarie che risiedono nelle strutture degli altri enti anti-tratta sul territorio: in questo senso, fino alla sospensione dovuta al covid, i laboratori hanno permesso alle persone di conoscersi anche con chi non risiedeva nella struttura dello stesso ente.  A titolo di esempio, alcuni laboratori che sono stati realizzati riguardano l’orientamento legale e al mondo del lavoro; inoltre, sono stati attivati laboratori linguistici, di affettività e genitorialità femminile e maschile, laboratori olistici e di benessere e gruppi di parola.
L’uscita dall’accoglienza: la scheda di dimissioni
Il periodo di accoglienza nel progetto ALFa si conclude quando, completata la fase di osservazione, l’equipe dell’ente anti-tratta che ha in carico la persona, è in grado di orientarla verso il sistema di protezione (sistema anti-tratta, sistema asilo o altro) più adatto a rispondere ai suoi bisogni.  Qualora emerga rapidamente e in modo chiaro la condizione di vittima di tratta e grave sfruttamento o, qualora l’ente anti-tratta valuti in breve tempo che non ci siano i presupposti perché la persona entri in un programma ex art.18, il percorso all’interno del progetto può concludersi nel corso del periodo di accoglienza in emergenza. Diversamente, nel caso in cui i 30/45 giorni previsti per l’accoglienza in bassa soglia non siano sufficienti a completare l’osservazione e ad ottenere elementi sufficienti per portare a termine l’identificazione, la persona può essere trasferita in una struttura del progetto ALFa di tipo residenziale. Il trasferimento favorisce il proseguimento dell’emersione, quando, data la complessità dei vissuti, questa necessita di un periodo più lungo o quando si ritiene che la persona, seppure ne sia stata accertata la condizione di vittima di tratta, non sia ancora pronta per entrare in un programma ex art.18. A conclusione del periodo di bassa soglia, l’ente anti-tratta compila una scheda di dimissioni appositamente predisposta per il progetto ALFa, nella quale l’operatore riporta tutte le informazioni emerse dal periodo di osservazione e dai colloqui svolti con la persona accolta e, in base agli elementi rilevati e alla condizione giuridica, fornisce un’indicazione sul possibile proseguimento del suo percorso. La scheda viene quindi trasmessa via e-mail all’equipe di coordinamento del progetto, Prefettura di Torino e IRES Piemonte, con la quale viene concordato il trasferimento verso una struttura di tipo residenziale, se si ritiene necessario che il percorso prosegua all’interno del progetto per altri 6 mesi, oppure verso un altro tipo di accoglienza più idoneo. Nel primo caso, i criteri con i quali viene individuata la struttura di accoglienza residenziale sono i medesimi indicati per la scelta della struttura in emergenza. Qualora l’ente anti-tratta che invia la scheda di dimissioni gestisca entrambe le modalità di accoglienza, può rendersi disponibile a proseguire la presa in carico anche nei 6 mesi successivi.   Per le dimissioni dall’accoglienza residenziale si utilizza la stessa scheda di dimissioni predisposta per l’accoglienza in bassa soglia. Anche in questo caso, l’ente anti-tratta compila la scheda sulla base di colloqui individuali e suggerisce il percorso più adatto per la persona, come un ingresso in struttura art. 18, in SAI, CAS, o altro percorso. Nel caso in cui si ritenga necessario un affidamento ai servizi sociali del territorio, l’ente anti-tratta inizia il prima possibile un percorso che prevede una presa in carico congiunta, per permettere una valutazione sui singoli casi da parte di entrambe i servizi. Una volta individuato il percorso migliore, la scheda viene trasmessa via e-mail all’equipe di coordinamento del progetto, Prefettura di Torino e IRES Piemonte, con la quale viene concordato il trasferimento verso la struttura individuata. pdfALFA_scheda dimissioni da BS o da ACC
Il diario di bordo
Nel corso del periodo di accoglienza nel progetto ALFa, dall’ingresso in struttura alla fase di dimissioni, il percorso della persona beneficiaria viene monitorato attraverso il diario di bordo, strumento mirato a rilevare e archiviare le informazioni utili per ricostruire la storia pregressa della persona, nonché ad annotare tutti gli interventi in ambito giuridico, socio-sanitario, formativo e lavorativo realizzati in suo supporto durante l’accoglienza.  Partendo da una griglia analoga a quella riportata di seguito, le informazioni vengono caricate su una piattaforma online appositamente creata per il progetto. Nel rispetto della privacy, la piattaforma è accessibile unicamente tramite credenziali, ed ogni ente anti-tratta partner del progetto (utente) può visualizzare unicamente le sezioni di proprio interesse. L’equipe di coordinamento (utente amministratore) ha la facoltà di scaricare i dati di tutti gli enti in maniera aggregata, così da poter effettuare analisi e verifiche. All’interno dell’applicativo sono registrate tutte le strutture di accoglienza presenti sui territori, sia di bassa soglia, sia residenziali. Gli utenti “ente” sono incaricati di aggiungere all’interno della propria struttura una pagina dedicata al/alla beneficiario/a, completando il relativo diario di bordo, che contiene campi relativi a dati anagrafici, informazioni sulla situazione giuridica e griglie di osservazione della persona, dove inserire elementi inerenti capacità relazionali o altri elementi utili a osservare la persona anche in relazione alla sua evoluzione personale nel corso dell’accoglienza. È inoltre possibile allegare tutta la documentazione che si ritiene utile (es. sanitaria, legale, ecc.)  Al termine dell’accoglienza, la scheda del beneficiario può essere trasferita ad un altro ente partner o può essere chiusa, a seconda della effettiva tipologia di uscita effettuata. Il diario di bordo prevede, inoltre, la possibilità di segnalare le informazioni salienti relative alla presenza di eventuali minori a carico della persona beneficiaria. La piattaforma è inoltre utilizzata dalle amministrazioni dei singoli enti, al fine di comunicare più facilmente, e per monitorare in maniera più efficace ed omogenea le informazioni fornite in merito ai rendiconti.  pdfALFA_diario di bordo pdfALFA_griglia di osservazione
La cooperazione multi-agenzia: il Protocollo regionale per la tutela delle vittime ed il contrasto alla tratta e al grave sfruttamento
La comunicazione nell’ambito del progetto ALFa

Disponibile sul canale YouTube del portale la registrazione del webinar "Hate speech e inciviltà nel discorso pubblico. La radicalizzazione delle discriminazioni nei discorsi" promosso nell'ambito del progetto SOFIA, a cura della prof. Marinella Belluati (Dipartimento Culture, Politica e Società dell'Università di Torino).

Il tema dell’hate speech e dell’inciviltà nel discorso pubblico è una delle questioni che stanno segnando in maniera negativa questa congiuntura storico-politica.
Il tema non è nuovo, ma sta riaffiorando in modo virale rispetto ad alcune questioni a sfondo razziale e legate al genere e alla disabilità e in relazione soprattutto alla pervasività dei social media.
L'incontro definisce il tema dell’hate speech, distinguendolo da quello dell’inciviltà, contestualizzando gli aspetti più problematici legati ai soggetti coinvolti e all’ambiente mediale entro cui si propaga.

Guarda la registrazione

 

Materiali:

pdfHate speech nello spazio pubblico - prof. Marinella Belluati (Dipartimento CPS - UniTo)

 

Per tutte le informazioni vai alla sezione dedicata al progetto SOFIA

Il ciclo di formazione giuridica "Approfondimenti tematici sul decreto legge n.130/2020 recante nuove disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale" promosso nell'ambito del progetto SOFIA si chiude con il quarto incontro, curato dalle avv. Margherita Limoni e Irene Pagnotta, in cui viene proposta un'introduzione generale e un focus sulle modifiche introdotte dalla Legge Zampa, con una speciale attenzione alle procedure di accertamento dell'età e alle prassi applicative sui territori.

Guarda la registrazione

 

Materiali:

pdfI minori stranieri | Principali riferimenti normativi. Modifiche introdotte dalla Legge nr. 47/2017 (c.d. «Legge Zampa»)

 

Per tutte le informazioni vai alla sezione dedicata al progetto SOFIA

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