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Cittadinanza per matrimonio - Applicabile il termine di 6 mesi alle domande presentate prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009

Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 23658 del 15 novembre 2013, ha dichiarato l’acquisto della cittadinanza italiana da parte di una cittadina ucraina, coniugata con cittadino italiano, che aveva presentato istanza di concessione della cittadinanza italiana nel 2008 ovvero in epoca antecedente alle modifiche introdotte con la L. 94 del 2009. Come è noto le disposizioni in vigore fino al 2009 prevedevano un termine di residenza in Italia dopo il matrimonio di sei mesi, termine poi aumentato a due anni con le disposizioni del cd. “pacchetto sicurezza”. Il Ministero dell’Interno, in applicazione delle nuove disposizioni, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’istanza poiché la richiedente non aveva maturato il termine biennale. Il Tribunale ha, invece, affermato che il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana per matrimonio sorge col verificarsi delle condizioni previste dalla legge in vigore al momento della presentazione della domanda e che l’Amministrazione può addivenire ad un diniego solo per motivi connessi alla commissione di reati o alla sicurezza della Repubblica, con provvedimento da adottarsi nel termine di due anni. Nel caso in esame, dunque, la richiedente aveva correttamente maturato il termine di sei mesi di residenza richiesto dalle disposizioni della L. 91 del 1992 ed il Ministero non aveva rinvenuto a suo carico alcun precedente penale ostativo quindi, nonostante non fosse ancora trascorso il termine biennale, la domanda non poteva essere dichiarata inammissibile in ossequio ad una legge entrata in vigore nel 2009, epoca in cui la richiedente aveva già acquisito la cittadinanza italiana.

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