L'indagine evidenzia come, negli ultimi vent'anni, il ricorso alla manodopera straniera nel settore agricolo si sia progressivamente accresciuto fino ad assumere le caratteristiche strutturali odierne e come, parallelamente all'intensificarsi del fenomeno, si debba riscontrare un ampliamento dei bacini di provenienza di pari passo ad una modifica dei flussi migratori.
L'ampliamento del fenomeno dimostrerebbe la scarsa attrattiva esercitata dal settore agricolo sui potenziali lavoratori autoctoni, delineando una complementarietà, e non una concorrenzialità, della manodopera straniera utilizzata.
Questo ed altro ancora emerge dal Rapporto INEA, un contributo che attraverso l'analisi di quattro casi studio regionali: Piemonte, Toscana, Calabria e Puglia, dimostra come, nonostante le diversità regionali contraddistinguano la nostra agricoltura, vi sia un minimo comun denominatore, da Nord a Sud, nella necessità strutturale di ricorrere alla manodopera straniera e di come tale necessità potrebbe rivelarsi preziosa se fosse convertita come occasione di rinnovamento del capitale umano in agricoltura, condizione imprescindibile per lo sviluppo sostenibile delle nostre aree rurali.