![]() "Luci
d'artista" di Michelangelo Pistoletto
(foto Loredana Bronda) |
Il Progetto si lega ad una serie di iniziative che il
Settore Integrazione Educativa della Divisione Servizi Educativi del
Comune di Torino porta avanti a sostegno dell'integrazione scolastica
dei bambini non italiani nell'ambito della scuola dell'obbligo. |
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ll
tutto
è stato reso possibile dal sostegno
finanziario della
Compagnia di San Paolo e dal contributo tecnico ed
operativo del Centro Multimediale di Documentazione Pedagogica del
Comune, che ha dato un contributo fondamentale alla documentazione dei
percorsi e che ha curato la realizzazione del DVD.
In tutto il lavoro l'attenzione è sempre stata portata sul rapporto con le persone nella prassi quotidiana, in base al principio secondo il quale "la via è il fine" e non si può, quindi, educare all'interculturalità (la finalità generale in cui si inquadra il presente Progetto) adottando comportamenti impositivi e/o supponenti verso gli/le altri/e. Anche per questo motivo, nell'impostare questo lavoro, ci siamo proposti di lasciare ampio spazio alle diversità. Non solo il progetto è il frutto di 14 scuole diverse (elementari, medie, istituti comprensivi), ma anche l'impostazione che ogni scuola ha dato al suo lavoro è diversa: diversi sono gli argomenti scelti, diverse le discipline di riferimento, diverse le classi, i tempi e gli spazi che sono stati dedicati al lavoro (due anni scolastici o alcuni mesi, in orario scolastico o extrascolastico o entrambi), diversa la struttura dei percorsi (intercultura come contenuto o intercultura come metodologia) e l'approccio didattico; diversi gli strumenti di documentazione utilizzati. Questa varietà, voluta e sostenuta, ha costituito anche una difficoltà in quanto l'insieme a prima vista può non apparire organico e certamente vi sono stati nel tempo diversi aggiustamenti, tuttavia essa ci ha permesso di sperimentare dal vivo tutta la ricchezza della diversità e di costruire sulla base delle esperienze concrete la rete del pensiero teorico. Il DVD rappresenta la documentazione fedele dei diversi percorsi, della loro ampiezza e del loro costruirsi nel tempo con modifiche, ampliamenti, interconnessioni. Il Testo scritto vuol tentare di fare sintesi da un punto di vista metodologico e di evidenziare gli aspetti più significativi che abbiamo individuato in ogni percorso. L'idea del Progetto è nata da precise domande sulle tematiche dell'intercultura pervenute dalle scuole. Era stata in particolare segnalata la difficoltà di avviare progetti educativi interculturali che non fossero episodici ed isolati, bensì continuativi, pedagogicamente ben fondati e con una didattica coerente con i messaggi che si intendevano trasmettere. Un'altra difficoltà evidenziata dalle indagini condotte annualmente dal Settore Integrazione Educativa era l'alto livello di fallimenti scolastici registrati tra gli studenti stranieri (nella scuola media inferiore risultano respinti tre volte di più dei coetanei italiani), a fronte di un impegno ed un interesse spesso più elevati di quello degli studenti italiani. Una delle maggiori difficoltà è legata all'importanza della lingua orale e scritta nell'apprendimento disciplinare ed alla conseguente esigenza di padroneggiare il lessico delle varie discipline. I ragazzi stranieri costituiscono, quindi, un target privilegiato a cui è rivolto il progetto, anche se esso ha finalità educative che riguardano tutti gli studenti. Proprio per questo motivo nei singoli percorsi raramente si fa un riferimento specifico agli studenti stranieri: il riferimento sono sempre state le classi nella loro globalità e con la specificità che deriva dall'insieme e dall'interazione di tutti i componenti. La scuola che emerge dai lavori delle 14 scuole che hanno lavorato con noi non è soltanto una scuola attenta all'integrazione dei bambini stranieri quanto una scuola attenta al benessere e alla centralità di tutti i bambini, una scuola capace di "fare" cultura e costruire il sapere, una scuola capace di calarsi nella storia di ciascuno, di non trasmettere un sapere precostituito ma di sviluppare la capacità di "imparare ad imparare", una scuola capace di sviluppare competenze relazionali e di strutturazione di un sé positivo. Il progetto si è mosso su cinque direttive strettamente connesse: 1. sviluppare competenze per un insegnamento disciplinare e interdisciplinare interculturale. Funzione della scuola elementare e media inferiore è in primo luogo quello dell'insegnamento e dell'apprendimento delle competenze disciplinari di base. L'insegnamento disciplinare si muove oggi tendenzialmente in una dimensione monoculturale, lasciando la dimensione interculturale a specifici momenti che rischiano di restare estranei alla quotidianità dell'insegnamento. Al contrario è ormai ampiamente riconosciuto a livello di pensiero pedagogico che l'intercultura dev'essere parte integrante di ogni momento educativo e di lavoro disciplinare. Ogni scuola ha affrontato un argomento secondo la metodologia della ricerca-azione. Il lavoro si è perciò articolato in momenti di formazione, di riflessione teorica, di ricerca di documentazione ed in interventi nelle classi, con la produzione di materiali a carattere interculturale e documentazione costante di tutte le attività realizzate. 2. favorire la formazione di personalità curiose e disponibili all'ascolto dell'altro, sensibili e rispettose, capaci di riflettere su di sé e sugli altri in modo autocritico, prendendo coscienza della relatività dei punti i vista, capaci di costruire il proprio sapere attraverso il confronto con l'altro. La metodologia interculturale, che è metodologia fondata sul dialogo, la narrazione, il confronto tra pari, la costruzione, e non sulla trasmissione e recezione passiva del sapere, risulta particolarmente adatta a questo scopo. 3. facilitare la formazione di un gruppo di ricercatori/trici (esperti, docenti, volontari) che svolgesse nel medio-lungo periodo un'attività continuativa di ricerca e sperimentazione rigorosa sulle procedure da adottare per fare intercultura e che documentasse accuratamente il lavoro svolto. Un gruppo in grado di sviluppare "la pratica dell'interosservazione, cioè della negoziazione e discussione analitica di quanto osservato"[¹], non riferita in questo caso al comportamento del singolo soggetto, quanto al costruirsi di percorsi interculturali intorno a specifiche tematiche disciplinari. 4. produrre strumenti per lo sviluppo delle competenze linguistiche degli studenti stranieri in continuità e con lo stesso rigore scientifico con cui si è realizzato il CD "Guarda, ce la fai". In particolare premeva contribuire a costruire un glossario ragionato di termini connessi alle singole discipline. 5. utilizzare la documentazione come momento di riflessione pedagogica e di autoformazione. LE AZIONI 1. In relazione al 1° obiettivo le scuole coinvolte hanno sviluppato una serie di moduli, ciascuno connesso ad una disciplina. Anche se la metodologia interculturale implica inevitabilmente l'aprirsi ad una dimensione interdisciplinare, si era inizialmente ritenuto di partire dalle singole discipline in quanto più rispondente all'esigenza di favorire anche l'apprendimento linguistico del lessico specifico. In realtà nel corso del lavoro si è evidenziato come fosse difficile stare dentro l'ambito disciplinare e fosse più corretto parlare di argomenti trattati dai singoli percorsi. Ciò per due motivi in un certo senso opposti. Da una parte trattandosi di percorsi che in alcuni casi sono durati un anno, ma in altri solo alcuni mesi e che hanno riguardato classi diverse sia delle elementari che delle medie inferiori, la pretesa di affrontare il lessico di base di una disciplina risultava superiore alle possibilità del progetto. In altri casi, soprattutto nelle scuole elementari, il lavorare per centri d'interesse ha portato ad una tale ricchezza e diramazione dei percorsi da rendere poi difficile rientrare in una dimensione strettamente disciplinare. 2. In relazione al 2° obiettivo, si sono impostati i lavori secondo una metodologia interculturale che utilizza diversi strumenti (la narrazione, il dialogo, i giochi di ruolo, il cooperative learning ecc.) e diverse metodologie le quali si richiamano tutte ad un unico principio: la costruzione del sapere attraverso il confronto tra pari. Rinviando alla parte successiva per l'approfondimento sui metodi utilizzati dalle scuole, preme ricordare i sette metodi di cui parlano Antonio Nanni e Stefano Curci nel loro libro "Buone pratiche per fare intercultura"[²]: - il metodo narrativo - il metodo decostruttivo - il metodo comparativo - il metodo del decentramento - il metodo della restituzione - il metodo del gioco - il metodo dell'azione 3. In relazione al 3° obiettivo, si è costituita un'équipe di lavoro a livello centrale che ha visto il contributo di diversi soggetti:
Quest'impostazione già seguita in passato per la costruzione del percorso di italiano L2 "Guarda ce la fai", risulta, a nostro avviso, particolarmente utile per vari motivi:
5. In relazione al 5° obiettivo si è cercato di documentare i percorsi educativi realizzati dalle singole scuole. Agli insegnanti coinvolti sono state proposte delle schede per progettare il lavoro, strutturare e organizzare la documentazione. Le schede sono state inserite (con la dicitura "materiali grigi") nella mappa del DVD con la duplice funzione: - fornire uno strumento di lavoro; - evidenziare l'articolazione e l'eventuale evoluzione del progetto. Tra gli strumenti che sono stati utilizzati per la documentazione, rivestono particolare importanza le interviste fatte ai docenti a fine lavoro. Esse hanno rappresentato per gli insegnanti momenti di ripensamento e valutazione dei progetti, sollecitandoli a rivedere ed esplicitare con maggiore cura le tappe del progetto, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza del lavoro svolto. Le interviste permettono inoltre di comprendere lo sviluppo di ogni singolo percorso e per questo motivo sono state poste all'inizio di ogni presentazione insieme alla relazione dell'esperta d'intercultura che ha seguito il lavoro. Per concludere vorrei richiamare quella che è l'aspirazione più profonda che ci ha mossi nel documentare in modo così ampio e dettagliato i vari percorsi: offrire ai lettori la massima varietà di stimoli e di suggestioni con l'augurio che il lavoro da noi intrapreso venga ripreso, ampliato, trasformato e generi nuovi percorsi sulla lunga strada della realizzazione di un sapere disciplinare costruito attraverso la diversità ed il confronto. Introduzione a cura di Carla Bonino Note ¹ Marisa Pavone Personalizzare l'integrazione, "la Scuola" 2004, pag. 101 ² Antonio Nanni e Stefano Curci, Buone pratiche per fare intercultura, Collana Interculturarsi, Editrice Missionaria italiana (EMI), Bologna 2005 ³ Usiamo in questo caso il termine "esperto" nel suo significato più originale di persone che hanno esperito, che hanno un'esperienza di ciò di cui si parla, pur non avendo sempre i titoli accademici. In alcuni casi si è trattato di giovani ricercatori come Francesco Vietti da tempo impegnato su queste problematiche, in altri si è trattato di immigrati, persone che svolgono nel nostro paese i lavori più diversi, ma che sia per la loro formazione culturale precedente, sia per la loro esperienza di vita potevano dare un contributo "da esperti" |