Vittime di tratta

Che rischio hanno le vittime di tratta di sviluppare forme di psicosi rispetto alla popolazione locale?

I rifugiati e le vittime di tortura, di tratta e/o grave sfruttamento hanno un rischio di 3,7 volte maggiore di sviluppare forme di schizofrenia e altre psicosi rispetto alla popolazione locale e di oltre il 66% rispetto ad altri migranti provenienti dalle stesse aree geografiche. Questa popolazione è stata ripetutamente esposta ad esperienze traumatiche e violente nel proprio paese d’origine, durante il viaggio e nel luogo di destinazione, sviluppando una maggior suscettibilità allo sviluppo di reazioni psicopatologiche fortemente invalidanti. La diagnosi più frequente è il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD: Post-Traumatic Stress Disorder) che spesso si manifesta con disturbi depressivi, ansia, attacchi di panico e, nei casi più gravi, istinti suicidi. Si stima che la possibilità di sviluppare i sintomi di PTSD si attesti tra il 9-36% nella popolazione migrante comparato con l’1-2% della popolazione locale.
Nel caso delle vittime di tratta, tortura, stupro e abusi estremi di altra natura (prigionie in isolamento in condizioni disumane e degradanti, naufragi, testimonianza di morti violente, ecc.), si possono presentare quadri clinici psicopatologici manifesti, latenti o sub-clinici anche a distanza di molto tempo dal trauma subito. Tale grado elevato di sofferenza fisica e psichica aumenta il rischio di sviluppare malattie croniche: si stima che tra il 33 e il 75% dei sopravvissuti a traumi estremi sviluppi, nel periodo successivo all’esperienza traumatica, un disturbo psicopatologico che impatterà anche sulle generazioni successive (tortura transgenerazionale).

 

pdfda 10 Numeri sulla TRATTA in Piemonte

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