Nel 2024, su 640.068 rapporti di lavoro instaurati da imprese localizzate nel territorio regionale con contratti a tempo indeterminato, determinato, di apprendistato o in somministrazione, 160.201 (25%) sono relativi a persone straniere. Di questi, 34.264 (21%) sono relativi a persone comunitarie e 125.937 (79%) a presone non comunitarie.
A questi vanno aggiunti i rapporti di lavoro domestico stipulati con famiglie: quelli con stranieri ammontano a 17.623 nel ’24 (18.016 l’anno precedente), pari al 68% del totale, e riguardano quasi esclusivamente il genere femminile; il lavoro quello intermittente (7.588 contratti con stranieri nel ’24 e 5.802 nel ‘23), e quello parasubordinato, meno diffuso tra gli stranieri (2mila e 3mila contratti, rispettivamente).
[Fonte: Osservatorio mercato del lavoro del Piemonte]
Se si omogenizzano tutti i contratti in unità di lavoro annue a tempo pieno (ULA) la dinamica per i lavoratori stranieri è migliore negli ultimi due anni: le ULA stranieri sono cresciute del +3,6% nel 2023 del +0,7% nel 2024, a fronte di dinamiche inferiori per l’insieme delle ULA, italiani e stranieri (+0,4% e -5%).
[Fonte: Agenzia Piemonte Lavoro, Cronache del lavoro, 2024 e 2025]
Nel 2024 in Piemonte sono stati attivati complessivamente il 3% di contratti di lavoro in meno rispetto al 2023, si osserva un calo nel numero di contratti con persone italiane (-5%) e comunitarie (-8%), ma un aumento nei contratti con persone non comunitarie (+7%). È interessante osservare che il calo dei contratti di lavoro di persone comunitarie è più marcata per gli uomini (-11%) che per le donne (-4%) mentre l’aumento dei contratti alle persone non comunitarie è interamente attribuibile alla componente maschile (+10%), il numero dei contratti per le donne resta infatti invariato (+0.2%).
Rispetto alla distribuzione per tipologia di contratto, le persone straniere sono occupate, per il 63%, in rapporti di lavoro a tempo determinato, per il 21% in somministrazione, per 13% in lavoro subordinato a tempo indeterminato, per il 3% in apprendistato. Le quote non comprendono i rapporti di lavoro domestico che sono a tempo indeterminato, ma con tutele ridotte.
[Fonte: Osservatorio mercato del lavoro del Piemonte]
Se si considera la provenienza, le persone con cittadinanza rumena, unica comunitaria tra le prime cinque, si confermano il gruppo più numeroso (19,8% dei cittadini stranieri assunti), pur registrando una tendenza negativa negli ultimi anni. Seguono la cittadinanza marocchina, pari al 9,8% del totale e in crescita rispetto al 2023 (+6,9%); la cittadinanza albanese, con un peso del 7,6% e sostanzialmente stabile (+0,8%); la cittadinanza peruviana, pari al 4,2% e in rapida crescita (+9,6%). La quinta cittadinanza per numerosità è quella bangladese (3,8% del totale), che nel 2024 entra per la prima volta tra le prime cinque, sostituendo quella nigeriana, grazie a una significativa crescita (+26,2% rispetto al 2023).
[Fonte: Agenzia Piemonte Lavoro, Cronache del lavoro 2025]
Per quanto riguarda i settori di impiego, i nuovi contratti per le persone straniere sono stati attivati prevalentemente nel settore OML “altri servizi” (31%), agricoltura (21,0%), turismo (12%), costruzioni (9%), manifatturiero 8% commercio (7%) logistica (5%) sanità e assistenza sociale (4%). Lo scarto nell'impiego tra persone straniere e italiane si nota particolarmente in agricoltura, dove i contratti relative a persone italiane sono il 3% del totale dei nuovi contratti.
Sui 160.201 nuovi contratti stipulati nel 2024 con persone straniere, il 47% riguarda professioni non qualificate, il 19% riguarda professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi il 15% artigiani, operai specializzati e agricoltori il 10% conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli.
[Fonte: Osservatorio mercato del lavoro del Piemonte]
Rispetto agli skill levels 1-4, il 46% dei contratti relativi a persone straniere rientra nello "skill level 1" (compiti semplici e routinari di tipo fisico o manuale), a fronte del 16% degli italiani.
Per il 49% rientrano nello ‘skill level 2’ (professioni che richiedono il completamento del primo livello di istruzione secondaria, per alcune il secondo livello o corsi di formazione professionale dopo il ciclo di istruzione secondaria), a fronte del 52% per gli italiani.
Solo il 2% circa dei contratti degli stranieri è attivato per professioni che richiedono conoscenze e competenze ottenute come risultato di un percorso di istruzione superiore o di una laurea di primo livello e il 2% circa professioni per le quali è richiesto un percorso di istruzione pari o superiore alla laurea di secondo livello (skill levels 3 e 4). A fronte rispettivamente del 9% per il livello 3 e del 23% per il livello 4 per i contratti con persone italiane.
[Fonte: LMI - Labour Market Intelligence]
Nel 2024, mentre il tasso di occupazione degli stranieri in Piemonte, pari al 62,3%, è in linea con la media nazionale, quello di disoccupazione (13,5%) è superiore di oltre 3 punti percentuali rispetto al dato italiano.
Le persone straniere prive di occupazione e in cerca di lavoro (iscritte ai Centri per l’impiego regionali) nel 2024 sono 52.473 e rappresentano oltre un quarto (27,4%) del totale, in aumento del 6,1% rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle persone disoccupate straniere è formata da cittadini non comunitari.
[Fonte: Le persone disponibili al lavoro: la disoccupazione amministrativa nei Centri per l’Impiego piemontesi. A cura di Agenzia Piemonte, Lavoro, Monitoraggio, studi e ricerche. Anno 2025.].
Rispetto ai cittadini italiani, i cittadini stranieri tendono a rimanere nello stato di disoccupazione più a lungo e vi rientrono con maggiore frequenza, anche oltre il compimento dei 30 anni di età.
[Fonte: Il lavoro delle persone straniere in Piemonte. Approfondimento dell’edizione 2024 di Cronache del lavoro. A cura di Agenzia Piemonte Lavoro].
I dati si riferiscono ai "disoccupati amministrativi”, ovvero soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, di cui all'articolo 13 del D. Lgs. 150/15, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Centro per l'impiego. Possono comprendere persone che temporaneamente si ritengono inattive per motivi personali. Inoltre, la dichiarazione di immediata disponibilità non ha una data di decadenza e quindi, lo stock di disoccupati tende a crescere progressivamente nel tempo. Comprendono anche, dal 16 giugno 2022, cittadini che sono beneficiari del nuovo programma di politiche attive del lavoro GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), che ha l’obiettivo di migliorare l’inserimento lavorativo delle persone, offrendo percorsi personalizzati di ingresso o reingresso al lavoro. I Centri per l’impiego sono la porta d’accesso e curano l’erogazione dei diversi servizi), così come, dall’aprile 2019 si annoverano in questo flusso anche i beneficiari di Reddito di cittadinanza. Entrambi i gruppi, infatti, dopo aver reso la DID, hanno formalizzato il loro stato presso il Centro per l’impiego, con cui hanno sottoscritto un Patto di servizio per l’attivazione e fruizione di misure di politica attiva del lavoro.
In Piemonte è in costante crescita il numero di imprese che hanno come titolari persone straniere, passando in due anni dalla settima alla quinta regione italiana per numero di imprese straniere.
Al 31 dicembre 2024 le imprese condotte da nati all’estero sono 53.839, 1.625 in più rispetto a dodici mesi prima (+3,1%).
Appartengono per il 33,1% al comparto costruzioni, per il 23,9% al commercio e per il 9,1% al settore alloggio e ristorazione; solo il 5,9% è attiva nell'industria in senso stretto e il 2,2% nell'agricoltura.
Al contrario, le imprese non straniere hanno registrato una nuova riduzione (-1,3%, -4.871 imprese). Nell’ultimo decennio la componente straniera del tessuto imprenditoriale piemontese ha infatti notevolmente contenuto la tendenza alla riduzione della base imprenditoriale regionale.
Rispetto a dieci anni fa (confronto con dati al 31.12.2014), infatti, il Registro imprese delle Camere di commercio segnala la presenza di oltre 14mila aziende in più guidate da nati all’estero, mentre lo stock di imprese non straniere si è ridotto di quasi 42mila unità. Le aziende guidate da stranieri rappresentano il 12,8% del totale regionale, a fronte dell’8,8% di fine 2014.
I primi cinque paesi di nascita dei titolari di impresa individuale in Piemonte sono: Romania (9.479), Marocco (7.838), Albania (4.573), Cina (2.918) e Nigeria (1.917). Sono originari di paesi europei 19.428 titolari di impresa individuale, di cui 11.487 Ue; dall’Africa provengono i titolari di 15.325 imprese individuali, 5.431 dall’Asia e 2.684 dall’America.
In Piemonte, circa 6 imprese straniere su 10 hanno sede legale in provincia di Torino; seguono i territori di Cuneo (9.8%) e Alessandria (9,3%). Le realtà provinciali in cui le imprese guidate da immigrati rivestono un’importanza maggiore sul relativo tessuto imprenditoriale sono quelle di Torino (14,9%) e Novara (13,0%). Cuneo (8,2%) e Biella (7,1%) sono, al contrario, quelle in cui la presenza di stranieri alla guida delle imprese del territorio risulta inferiore.
[Fonte: Unioncamere Piemonte su dati InfoCamere e Idos, Dossier Statistico Immigrazione 2025, dati al 31/12/2024]
Tabelle e grafici
01_Nuove_assunzioni_31_12_2022.xlsx
02_Tipologia_di_contratto_qualifica_e_settore_31_12_2022.xlsx
04_Disoccupazioni_31_12_2022.xlsx
05_Storico_imprese_straniere_2018_2022.xlsx