La Corte di Cassazione, Sezione I, con la sentenza n. 24877 del 6 giugno 2013 ha confermato la condanna all’ammenda di 5.000 euro per un cittadino straniero colpevole del reato di ingresso e soggiorno illegale. La Suprema Corte ha ribadito come la fattispecie penale in questione abbia già superato il vaglio di legittimità costituzionale con la sentenza della Corte Costituzionale n. 250 del 2010 ed il vaglio della Corte di Giustizia UE con la decisione del 6 dicembre 2012. Come stabilito dalla Consulta il reato previsto dall’art. 10-bis D. Lgs. n.286 del 1998 non punisce una «condizione personale e sociale» - quella, cioè, di straniero «clandestino» (o, più propriamente, «irregolare») - e non criminalizza un «modo di essere» della persona. Essa, invece, punisce uno specifico comportamento, costituito dal «fare ingresso» e dal «trattenersi» nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni dl legge. La condizione di "clandestinità" è, in questi termini, la conseguenza della condotta penalmente illecita e non già un dato preesistente ed estraneo al fatto e la rilevanza penale si correla alla lesione del bene giuridico individuabile nell'interesse dello Stato al controllo e alla gestione dei flussi migratori.