Famiglia e minori

Il provvedimento di diniego deve essere motivato e notificato al cittadino straniero.

Contro il diniego è ammesso ricorso al Tribunale ordinario, Sezione Specializzata per l’Immigrazione del luogo in cui ha sede l’Autorità che ha emesso il provvedimento.

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  1. il soggiorno regolare da almeno cinque anni nel territorio italiano;
  2. la disponibilità di un reddito sufficiente (anche derivato dal cumulo dei redditi dei familiari conviventi) secondo i criteri stabiliti per il ricongiungimento familiare
  3. la disponibilità di un alloggio idoneo secondo determinati requisiti, non richiesto nei casi di straniero titolare di protezione internazionale.
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Il Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo può essere richiesto anche per i seguenti familiari a carico:

  1. coniuge non legalmente separato e di età non inferiore ai 18 anni;
  2. figli minori, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, non coniugati, a condizione che l’altro genitore, qualora esistente, abbia dato il suo consenso. I minori adottati o affidati o sottoposti a tutela sono equiparati ai figli;
  3. figli maggiorenni a carico qualora per ragioni oggettive non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute che comporti invalidità totale;
  4. genitori a carico;
  5. genitori ultra-sessantacinquenni.
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Il beneficio assume la denominazione di Pensione di cittadinanza se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni. Può essere concesso anche nei casi in cui il componente o i componenti del nucleo familiare di età pari o superiore a 67 anni convivano con una o più persone di età inferiore se queste si trovano in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini ISEE.

La Pensione di Cittadinanza si rinnova in automatico senza necessità di presentare una nuova domanda e dura quindi fino a che sussistono i requisiti di reddito.

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L’assegno spetta:

  • ai lavoratori dipendenti (e in tal caso viene pagato tramite il datore di lavoro);
  • ai disoccupati titolari di NASPI;
  • ai pensionati da lavoro dipendente.

La legge non richiede che il familiare sia “a carico” o sia convivente, ma prevede una rilevante differenza tra italiani e stranieri a seconda del luogo in cui i familiari risiedono:

  • i cittadini italiani possono computare nel nucleo anche il familiare residente all’estero;
  • i cittadini stranieri possono computare nel nucleo familiare solo i familiari (conviventi o non conviventi) residenti in Italia, salva l’esistenza di specifiche convenzioni con i paesi di origine.

La Corte di Giustizia Europea, con due sentenze del 25 novembre 2020, ha dichiarato che questo trattamento differenziato è in contrasto con la direttiva sui titolari di permesso di lungo periodo e con la direttiva sui titolari di permesso unico lavoro. Pertanto i titolari di questi due tipi di permesso possono ora ottenere, per i 5 anni antecedenti la domanda, il pagamento degli assegni in relazione ai familiari residenti in Patria o comunque all’estero.

È quindi necessario che presentino domanda di autorizzazione al computo dei familiari all’estero e domanda di pagamento degli assegni. In caso di risposta negativa dell’INPS devono proporre ricorso amministrativo e poi ricorso al giudice, rivolgendosi a patronati e associazioni.

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È un importo una tantum di 800 euro pagato per le nascite intervenute entro il 28 febbraio 2022 o per le mamme che siano giunte al settimo mese di gravidanza entro il 31 dicembre 2021.

Per le situazioni successive la prestazione è sostituita dall’assegno unico universale.

Spetta senza limiti di reddito e senza limiti di titolo di soggiorno, pertanto ne hanno diritto tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti.

La domanda deve essere presentata sul portale INPS o tramite patronati entro un anno dalla nascita. Quindi dal 31 dicembre 2022 la prestazione cesserà definitivamente.

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Spetta alle donne lavoratrici che non percepiscono l’indennità di maternità ordinaria e che abbiano requisiti contributivi minimi (la lavoratrice deve infatti far valere o tre mesi di contribuzione nel periodo tra 18 e 9 mesi antecedenti il parto, oppure tre mesi di lavoro anche in periodi antecedenti purché non siano passati più di 9 mesi tra la perdita del trattamento di disoccupazione e la data del parto).

Se ci sono questi requisiti contributivi è conveniente chiedere questa indennità e non l’indennità di maternità di base, perché questa è di importo più elevato (euro 2.143).

Per quanto riguarda i titoli di soggiorno, valgono le medesime questioni sopra esposte per l’indennità di maternità di base.

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La nuova prestazione (introdotta con legge n. 46/21 e con d.lgs. 230/2021) entra in vigore il 1° marzo 2022 ed è attribuita alle famiglie per ogni figlio minorenne a carico e fino alla maggiore età o, al ricorrere di determinate condizioni, fino ai 21 anni di età; in caso di disabilità del figlio, l’assegno unico è riconosciuto senza limiti di età.

Per figli “a carico” si intendono quelli inclusi nel nucleo familiare ai fini ISEE e dunque, se minorenni, i figli che convivono con i genitori; i figli maggiorenni (18-21 anni) sono considerati a carico anche se non conviventi, purché siano a carico ai fini IRPEF (quindi con redditi inferiori a 4.000 euro), non siano sposati e non abbiano figli.

L’importo è stabilito in base al valore ISEE del nucleo familiare e al numero figli.

A differenza dei precedenti assegni al nucleo familiare, si tratta di una prestazione “universale” cioè non più collegata alla condizione di lavoratore: spetta quindi anche a lavoratori autonomi e disoccupati.

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Al momento del raggiungimento della maggiore età, lo straniero titolare di un permesso di soggiorno per motivi familiari ha diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso al lavoro, di esigenze sanitarie, di lavoro subordinato o autonomo. Tuttavia, una applicazione rigida della predetta normativa escluderebbe tutti quei casi, assai frequenti nella realtà odierna, in cui il giovane appena maggiorenne non abbia ancora reperito una attività lavorativa e non sia, al contempo, iscritto ad un corso di studi universitario o professionalizzante, vanificando, in questo modo, anni di integrazione sul territorio nazionale. Per tale ragioni le prassi amministrative delle singole Questure, armonizzate con la Circolare del Ministero dell’Interno del 28 marzo 2008, prot. n. 17272/7, si sono orientate verso il riconoscimento del diritto del figlio maggiorenne, ancora a carico dei genitori, a rinnovare il proprio permesso di soggiorno per motivi familiari, a fronte della sussistenza dei requisiti di reddito ed alloggiativi

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Il minore straniero che è presente sul territorio nazionale con uno o entrambi i genitori – oppure con una persona che lo rappresenta legalmente, ad esempio l’affidatario o il tutore – ne segue la condizione giuridica.
Nel caso in cui il genitore o il suo rappresentante legale siano regolarmente residenti sul territorio nazionale al minore è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari sino alla maggiore età. La predetta disciplina trova applicazione in favore sia dei minori che sono entrati in Italia con il ricongiungimento familiare prima dei 14 anni sia dei figli di cittadini stranieri nati in Italia, mentre ne sono esclusi i minori stranieri che hanno fatto ingresso sul territorio nazionale ormai ultraquattordicenni. In tal caso, infatti, sarà loro rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari con durata pari a quella del titolo di soggiorno detenuto dal familiare già residente in Italia.

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