Cittadinanza

Per lavorare non sempre è necessario attivare un percorso di riconoscimento. Le professioni non regolamentate in Italia, quelle cioè che non hanno requisiti specifici di accesso definiti per legge, sono ad accesso libero (mai nel caso delle professioni sanitarie).

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I percorsi di studi e professionali che in Italia consentono di valorizzare quanto acquisito in un altro paese possono essere diversi, a seconda della finalità:

  • riconoscimento formale del titolo di studio o della qualifica professionale: è necessario presentare domanda di riconoscimento del titolo, allegando la documentazione richiesta, all’ente italiano competente. In caso di accettazione il titolo estero acquisisce in Italia lo stesso valore legale del titolo italiano corrispondente. L’ente competente può accettare la richiesta, respingerla o richiedere il superamento di misure compensative;
  • riconoscimento di un titolo di studio e di crediti formativi, per proseguire in Italia un percorso di studi (istruzione, formazione professionale, istruzione tecnica superiore, università o istituti AFAM, Alta Formazione Artistica e Musicale e Coreutica, Accademie di Belle Arti e Conservatori di musica: è necessario fare richiesta di iscrizione all’ente formativo responsabile del percorso di studi a cui si è interessati, allegando la documentazione necessaria, per la valutazione del proprio percorso di studi al fine dell’accesso e/o al fine di ottenere un’abbreviazione di carriera. Se la richiesta viene accetta è possibile iscriversi e completare il percorso di studi;
  • riconoscimento per l’accesso a concorsi pubblici e al pubblico impiego, ad altro tipo di corsi o concorsi per l’impiego, a tirocini formativi specifici e al praticantato: si chiede all’ente competente di valutare il proprio titolo come equivalente al titolo italiano richiesto per quella specifica finalità;
  • percorsi di validazione e certificazione delle competenze anche non formali e informali a livello regionale: si tratta di percorsi che riconoscono in tutto o in parte una certificazione regionale. In Piemonte è attualmente possibile accedervi tramite l’ingresso in progetti che ne prevedano la sperimentazione (si tratta di un sistema di recente avvio).
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Il titolare di protezione internazionale ha libertà di circolazione nell’Area Schengen, in esenzione dal visto, per un periodo massimo di novanta giorni.
Il permesso di soggiorno per protezione internazionale rilasciato dallo Stato italiano non consente lo svolgimento di attività lavorativa in un altro Stato membro dell’UE.

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Con la Legge 173/2020 è stata stabilita la convertibilità del permesso di soggiorno per motivi di protezione speciale in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, subordinato o autonomo, in presenza delle condizioni previste dalla legge per questi titoli di soggiorno.

Per la conversione del permesso di soggiorno per motivi di protezione speciale è sempre necessario il possesso del passaporto.

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Decorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda di protezione internazionale il richiedente può svolgere attività lavorativa.
Nei casi in cui la Questura non rilasci il permesso di soggiorno per richiesta asilo contestualmente alla ricezione della domanda di protezione internazionale, provvede comunque a rilasciare una ricevuta attestante la formalizzazione della domanda, che costituisce un permesso di soggiorno provvisorio e che consente la stipula di un contratto di lavoro.
In pendenza della procedura di rinnovo del permesso di soggiorno, e sempre che non sia stata adottata una decisione definitiva sulla domanda di protezione internazionale, il richiedente può svolgere l’attività lavorativa.
Il permesso di soggiorno per richiesta asilo non può essere convertito in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

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