Abitare

Il datore di lavoro è obbligato a riconoscere - nel proprio alloggio - la residenza anagrafica di colf o badanti?

Se il collaboratore/collaboratrice convivente ha già una residenza in Italia, il datore di lavoro non é obbligato a concederla presso il proprio alloggio. Se invece ne fa richiesta, il datore di lavoro deve concederla all'interno della sua casa. La legge anagrafica 1228/1954 prevede un vero e proprio obbligo, sanzionato nel caso non venga adempiuto, che ciascuno possa richiedere l'iscrizione anagrafica per sé e per le persone su cui si esercita potestà e tutela, ogni volta che ci sono i presupposti per richiederla, e quindi il datore di lavoro non può, a nessun titolo, inibire a chi ha specifici e sanzionati obblighi anagrafici di adempiere agli stessi. Questo non vuol dire che l'assistente famigliare convivente entrerà a far parte della famiglia anagrafica dell'assistito preso cui vive e lavora. Secondo le indicazioni delle "Avvertenze, note illustrative e normativa AIRE, Metodi e Norme, serie B - n.29 - edizione 1992 Istat Ministero dell'Interno" per quanto attiene alla posizione dei domestici, che coabitano con la famiglia del datore di lavoro, si procederà all'iscrizione in una scheda di famiglia a parte, a meno che non dichiarino di essere legati da tempo alla famiglia da vincoli affettivi. Nel caso delle assistenti famigliari la coabitazione è giustificata da ragioni di servizio, e non da vincoli affettivi, e dunque il Comune iscriverà l'assistente famigliare in una scheda anagrafica diversa e separata. Ogni comune, comunque, adotta pratiche amministrative proprie e dunque è sempre meglio richiedere specificatamente all'Ufficiale di Anagrafe.

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