Abitare

Abitare

Gli stranieri e la questione abitativa
In Italia la legge che governa le locazioni è nazionale. L'accesso alla casa, in Italia, a linee generali avviene per il tramite di 3 canali: • il mercato privato della locazione, normato fondamentalmente da tre leggi: il codice civile, la legge n. 392 del 1978 (la così detta legge sull'equo canone) e la legge n. 431/98.
l'edilizia residenziale pubblica, governata da politiche di programmazione regionali differenti
le soluzioni di "Housing Sociale", temporanee o finalizzate alla permanenza di lungo periodo, con sistemazioni di tipo individuale o collettivo, normalmente gestite da soggetti del privato sociale. Il cittadino di nazionalità straniera, che vive regolarmente sul territorio nazionale, può individuare risposta al suo bisogno abitativo secondo i medesimi canali previsti per il cittadino italiano, ed accedere alle medesime misure in termini di risposta abitativa pubblica (in presenza dei requisiti di lungo residenza previsti) e misure di sostegno della locazione. La "questione abitativa" riguarda tutti i cittadini, sia i cosiddetti "migranti economici" sia i richiedenti asilo e rifugiati. Se per i migranti titolari di regolare permesso di soggiorno la carriera abitativa sul territorio nazionale (e Piemontese nello specifico) offre sostanzialmente le medesime opportunità offerte ai cittadini italiani, per i richiedenti asilo e rifugiati la situazione è diversa. Dopo l'arrivo nei Centri di Primo Soccorso ed Accoglienza (Hotspot) ed in quelli previsti per la successiva sistemazione, si passa alle strutture di Accoglienza per richiedenti Asilo e Rifugiati (sistema Sprar - facente capo ad un Servizio Centrale gestito da Anci), e ai Centri di Accoglienza Straordinari (Cas- facenti capo alle singole Prefetture), oltre che a soluzioni innovative di accoglienza diffusa. Una volta "usciti" da queste sistemazioni abitative "accompagnate e gestite da soggetti terzi", qualora il richiedente abbia ottenuto lo status e dunque sia regolare sul territorio nazionale, le opportunità abitative che gli si prospettano sono le medesime (stante la presenza dei necessari requisiti) che si prospettano agli altri cittadini. Casi particolari erano quelli dei migranti stagionali: sino al 2012 vigeva il sistema delle quote, oggi non più presente. I flussi attuali sono composti da poche migliaia di stagionali, alla cui sistemazione abitativa deve provvedere il datore di lavoro. Evidentemente si verificano ancora casi di immigrati che - svolgendo attività lavorative stagionali - si trovano a vivere in condizioni abitative precarie. Esiste poi la situazione specifica dei collaboratori famigliari, per lo più donne, che di solito vengono ospitati nella casa della persona da assistere.
Si può parlare di diritto all'abitare per i cittadini stranieri?
ll diritto all’abitazione per gli stranieri si conforma, in base all’articolo 10, comma 2, della Costituzione, alle norme e i trattati internazionali, tra cui si segnalano l’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (New York, 1966) che prevede il diritto di ognuno ad un livello di vita degno che comprende il diritto ad un’abitazione, e l’articolo 6, lettera a, della Convenzione ILO n. 97 (1949), il quale impone agli Stati membri di adottare, nell’applicazione di misure legislative che disciplinano l’accesso all’abitazione, un trattamento non meno favorevole rispetto ai propri cittadini.
La disponibilità di un’abitazione è uno dei requisiti previsti perché un cittadino straniero in Italia possa ottenere il permesso di soggiorno, un lavoro o richiedere il ricongiungimento familiare (articoli 5-bis, 7, 9, 22, 23, 26, 29 del Testo Unico sull’immigrazione). La disciplina specifica in materia di accesso all’abitazione, contenuta nell’articolo 40 del Testo Unico sull’Immigrazione, assicura che anche lo straniero regolarmente soggiornante, a parità con i cittadini italiani, possa accedere all’abitazione senza discriminazioni (articolo 43, comma 2, lettera c, del Testo Unico) .
Per i cittadini comunitari o extra-comunitari valgono gli stessi diritti/doveri - in materia di accesso all'abitare - validi per i cittadini italiani?
Sì. Per tutti è possibile accedere al mercato privato della locazione ed alle opportunità pubbliche di sostegno all'abitare attive. In particolare la Regione Piemonte, con l'art. 3 della Legge n. 3/2010, equipara i requisiti di accesso all’edilizia sociale tra cittadini italiani, comunitari ed extra comunitari, introducendo un requisito di anzianità di residenza comune (da un minimo di 3/5 anni, a discrezione del Comune).
Evidentemente, per i cittadini extra-comunitari, occorre dimostrare la propria regolarità sul territorio nazionale. Una differenza che tutt'ora permane invece, penalizzando di fatto i cittadini extra-comunitari, è quella relativa ai criteri di accesso al Fondo Nazionale di Sostegno alla Locazione, istituito dalla Legge n. 431/98, articolo 11, con dotazione annua determinata dalla Legge finanziaria ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, ma non più erogato dal 2015.
Era un fondo rivolto ad inquilini - titolari di regolare e registrato contratto di locazione per un immobile ad uso abitativo - aventi un ISEE in corso di validità inferiore o pari a quello annualmente stabilito per beneficiare della condizione di morosità incolpevole nell'Edilizia Sociale (per il 2015 era pari a € 6.241,67), con un'incidenza del canone di locazione corrisposto sull'ISEE superiore al 50%.
Per quanto riguarda la Regione Piemonte, erano beneficiari i cittadini:
• residenti in Piemonte
• titolari di un contratto di locazione regolarmente registrato per un immobile ad uso abitativo
se Cittadini di Paesi Terzi, era richiesta la residenza in Piemonte da almeno 5 anni o in Italia da almeno 10 anni
Quali sono le procedure necessarie - e quali sono i requisiti - per richiedere ed ottenere un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP)?
Gli assegnatari di alloggi ERP sono selezionati tramite Bando pubblico, lo strumento previsto dalla Legge per individuare gli aventi titolo all'assegnazione di un alloggio di Edilizia Sociale sulla base delle condizioni di disagio dei nuclei famigliari. Il bando - emesso periodicamente - si può trovare:
• nell'albo pretorio del Comune di Residenza
• nella sede di A.T.C . di competenza
• sul Bollettino Ufficiale della Regione
La domanda si può presentare nei periodi stabiliti dal calendario organizzativo, producendo un'autocertificazione dei dati richiesti e presentando l'ISEE in corso di validità.
I requisiti principali, indispensabili per poter partecipare al Bando, sono:
essere residente o prestare attività lavorativa da almeno tre anni (estendibili sino a 5) nel comune che emette il bando di concorso o in uno dei comuni del medesimo ambito territoriale, criterio valido per tutti, cittadini italiani, comunitari o extra-comunitari regolarmente presenti sul territorio
non avere nessuna proprietà (o altro diritto reale esclusivo di godimento) nella Regione Piemonte, o comunque idoneo al proprio nucleo famigliare
avere un indicatore ISEE inferiore al limite annualmente stabilito dal Regolamento Regionale, per il 2018 pari a € 21.034,41
Sulla base di questi criteri vengono assegnati punteggi ai richiedenti in ragione delle condizioni sociali, economiche ed abitative da questi autocertificate, e conformemente al Regolamento 10/R reperibile al sito www.regione.piemonte.it/edilizia.  
La condizione di cittadinanza non italiana, ovvero lo status di migrante, incide in qualche misura nella possibilità di ottenere una soluzione abitativa pubblica?
In generale no: come evidenziato al quesito n.° 1, la Regione Piemonte, con l'art. 3 della Legge n. 3/2010, equipara i requisiti di accesso all’edilizia sociale tra cittadini comunitari ed extra comunitari, introducendo un requisito di anzianità di residenza comune. Tuttavia la condizione di "profugo rimpatriato da non oltre un quinquiennio e che non svolge attività lavorativa e straniero che non ha ottenuto lo status di rifugiato" rappresenta una delle condizioni specifiche che concorrono ad assegnare punteggio per la formazione delle graduatorie. Inoltre l'art. 5, L.R. 3/2010, stabilisce che il Bando di concorso possa prevedere la riserva di un massimo del 25% degli alloggi che si rendono disponibili nel periodo di vigenza della graduatoria a favore di particolari categorie di cittadini. A titolo esemplificativo, per la Città di Torino, sono considerate situazioni di emergenza abitativa - che possono dunque beneficiare della quota di alloggi rientranti in questa riserva pari al 25% - ai fini dell'applicazione dell'articolo 10 della l.r. 3/2010, quelle dei richiedenti che si trovano nella condizione di profughi o rifugiati, privi di abitazione, con un ISEE inferiore al 50% del limite fissato con legge e in regola con gli adempimenti fiscali e previdenziali.
Che cosa si intende per emergenza abitativa?
La nozione di emergenza abitativa individua le situazioni di quei nuclei che - in possesso di specifici requisiti previsti dagli appositi regolamenti regionali e comunali - necessitano di essere aiutati nell'individuazione di una soluzione abitativa in tempi molto più rapidi rispetto a quelli previsti per le assegnazioni ordinarie di alloggi ERP (secondo bando) per via della situazione abitativa "emergenziale" nella quale versano.
La L.R. 3/2010 stabilisce che i Comuni possano assegnare un'aliquota non eccedente il 25% (arrotondata all'unità superiore) degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, al di fuori delle graduatorie ordinarie (art. 5) per far fronte alle situazioni di emergenza abitativa previste con il regolamento di cui all'art. 2, comma 5. I Comuni ad alta tensione abitativa sono autorizzati ad assegnare un'ulteriore aliquota non eccedente il 25% degli alloggi che si rendono disponibili su base annua, di cui almeno la metà per far fronte alla sistemazione di nuclei famigliari soggetti a sfratto esecutivo. Per macro-linee, rientrano tra le situazioni di emergenza abitativa quelle dei nuclei che:
• sono assoggettati a procedure esecutive di sfratto per morosità incolpevole o a decreto di trasferimento conseguente a procedura esecutiva immobiliare (pignoramento) o a rilascio dell'abitazione coniugale a seguito della sentenza di assegnazione all'altro coniuge o quando si riceve l'atto di notifica dello sfratto per finita locazione
• devono forzatamente rilasciare l'alloggio a seguito di ordinanza di sgombero definitiva o in conseguenza di eventi calamitosi che lo rendano inutilizzabile
• abitano in un alloggio dichiarato, dalla competente azienda sanitaria locale, non idoneo all'abitazione, in relazione alle condizioni di saluto di uno o più degli occupanti
• si trovano nella condizione di profughi o rifugiati
• siano ospiti da almeno 3 mesi di dormitori pubblici o di altra struttura alloggiativa procurata a titolo temporaneo dagli organi preposti all'assistenza pubblica
Esistono obblighi per chi ospita - a qualsiasi titolo - dei cittadini stranieri nel proprio alloggio?
Sì. Chiunque dà alloggio o ospita stranieri nella propria casa, è obbligato a comunicarlo alle autorità di pubblica sicurezza (con una dichiarazione di ospitalità) nei seguenti casi:
  • quando si dà in affitto o comodato un immobile o parte di esso;
  • quando si cede in proprietà un immobile;
  • quando si cede, anche parzialmente, ai fini dell'alloggio, un immobile.
L'obbligo riguarda ogni cittadino e associazione, privata o pubblica, che deve dare questa comunicazione - entro 48 ore in forma scritta, di persona oppure tramite lettera raccomandata con avviso di ricevuta alle Autorità di Pubblica Sicurezza locali competenti - anche se le persone straniere ospitate sono parenti o affini. La comunicazione va inviata alla Questura dei comuni capoluogo di provincia, al Comune nei comuni che non sono capoluogo e al Centro per l'Impiego competente (contestualmente all’invio della comunicazione obbligatoria, nel caso in cui l’alloggio venga messo a disposizione dal datore di lavoro), riportando i dati anagrafici di chi concede l'alloggio, i dati anagrafici della persona ospitata, l'indirizzo esatto dell'immobile in cui si ospiteranno le persone straniere ed il titolo cui l'immobile è concesso ad uso abitativo (affitto, comodato, proprietà, oppure semplicemente la dichiarazione di ospitalità senza fini di lucro). La legge 99/2013 ha previsto che, nel caso in cui lo straniero sia un lavoratore alle dipendenze di chi dispone dell'alloggio, la comunicazione vada effettuata mediante la comunicazione obbligatoria di assunzione. La legge 94/2009 ha stabilito che chiunque, a titolo oneroso, al fine di trarne ingiusto profitto, dia alloggio o ceda in locazione un immobile ad uno straniero privo di titolo di soggiorno, o con titolo scaduto o non rinnovato, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Una volta che la condanna sia definitiva l'immobile viene confiscato.
Lo sfratto sul mercato privato della locazione: perché, quando e come si verifica?
Lo sfratto si verifica quando non vengono pagati il canone di affitto e/o le spese per un montante pari a due mesi del canone di locazione. In una prima fase il proprietario può provvedere ad inviare direttamente un sollecito di pagamento degli affitti arretrati entro e non oltre una certa data (generalmente 15 giorni) con raccomandata a/r. Se la morosità permane il proprietario si può rivolgere al Giudice del Tribunale, tramite un legale, per avviare la pratica di sfratto. I tempi variano da 3 a 8 mesi circa, di cui:
  • circa 1 mese per richiedere la prima udienza al Giudice che dovrà emettere l’intimazione di convalida dello sfratto per morosità; 2 o 3 mesi per effettuare materialmente lo sfratto per morosità dell’inquilino che non ha pagato i canoni, con l’esecuzione della fase di sloggio da parte dell’Ufficiale Giudiziario
  • se l’inquilino si presenta alla prima udienza ha la possibilità di richiedere il cosiddetto “termine di Grazia” ovvero un periodo di solito 3-4 mesi durante il quale lo sfratto viene "rimandato" e l'inquilino ha la possibilità di pagare, saldando così la morosità
  • se l'inquilino non si presenta a tale udienza, oppure non si opponga, lo sfratto viene convalidato ed il giudice fissa la data per il rilascio dell'immobile (in genere circa 1 mese dopo la data dell'udienza).
Lo sfratto da un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica: perché, quando e come si verifica?
Per gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica si parla di decadenza. Nel caso in cui un assegnatario di alloggio ERP non provveda al pagamento del canone per 3 mensilità, ATC (che è l'ente ausiliario della Regione Piemonte gestore del patrimonio immobiliare di edilizia sociale nelle diverse province, dunque incaricato della riscossione dei pagamenti) informa il Comune e l'assegnatario medesimo; il Comune, entro al massimo due mesi, deve svolgere opportuni accertamenti fornendo ad ATC riscontro circa la possibilità dell'assegnatario di corrispondere quanto dovuto, saldando la morosità anche attraverso la sottoscrizione di un piano di rientro sostenibile; se ciò non accade entro il tempo previsto, ATC procede ad avviare il procedimento di decadenza dell'assegnazione, chiedendone il pronunciamento al Comune con contestuale comunicazione all'assegnatario; se entro 1 mese dal ricevimento della richiesta il Comune non provvede a pronunciare la decadenza, è il Comune che si prende in carico ogni eventuale morosità successivamente maturata dall'assegnatario e ogni altro costo sopportato dall'Ente gestore in merito. Il provvedimento di decadenza deve contenere un termine per il rilascio dell'alloggio non superiore a 3 mesi.
Ci sono strumenti per aiutare chi - assegnatario di un alloggio ERP - è in condizione di morosità, a rischio decadenza?
Se si rischia la decadenza da un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica a causa di mancati pagamenti del canone, si può presentare richiesta per il Fondo Sociale Regionale a sostegno delle Morosità Incolpevoli. Sulla base della L.R. 3/2010 e dei regolamenti entrati in vigore nel 2012, per avere accesso a tali fondi, occorre rispettare condizioni annualmente decise dalla Regione Piemonte:
  • avere un indicatore ISEE inferiore ad un importo annualmente stabilito dalla Regione Piemonte, pari a circa 6.000 €
avere effettuato pagamenti sulle bollette dell'anno di riferimento pari al 14% del reddito imponibile del nucleo, e comunque non inferiori a 480 €.
Esistono strumenti per sostenere chi è sfrattato sul mercato privato della locazione?
Se lo sfratto avviene da un alloggio affittato sul mercato privato della locazione, l'inquilino può:
Che cos'è e a che cosa serve il Fondo Morosità Incolpevole - FIMI?
Trattasi di un Fondo, istituito dalla Regione Piemonte, per sostenere chi ha perso la casa per morosità incolpevole, promuovendo la sottoscrizione di nuovi contratti a canone concordato. L'inquilino moroso deve essere destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida, e risiedere nell'alloggio oggetto della procedura di rilascio da almeno 1 anno. I contributi previsti sono destinati a ripianare in toto o in parte la morosità pregressa e possono anche coprire il deposito cauzionale del nuovo contratto. L'importo massimo di contributo concedibile non può superare gli 8.000 euro. Per richiedere l’attuazione di questo fondo occorre rivolgersi all’Agenzia Sociale per la Locazione del proprio comune. Per ulteriori informazioni e dettagli visita il sito www.regione.piemonte.it/edilizia/fondoMorosita.htm
Cosa sono e che cosa fanno le Agenzie sociali per la locazione - ASLO in Piemonte?
Le ASLO-Agenzie sociali per la locazione, sono sportelli comunali - previsti dalla deliberazione 36-1750 del 13/07/2015 - ai quali è affidato il compito di favorire la mobilità abitativa mettendo in contatto proprietari privati di alloggi e famiglie vulnerabili, promuovendo, attraverso un sistema di incentivi, la sottoscrizione di contratti concordati ai sensi dell’art. 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431 a canoni inferiori a quelli praticati sul libero mercato. Possono accedere a tale misura i Comuni ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE n. 87 del 13/11/20103 e i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, che cofinanziano la misura con un contributo pari ad almeno il 10% delle risorse assegnate. I beneficiari sono:
  • tutti i cittadini di nazionalità italiana, di un paese dell’Unione Europea, o cittadini non appartenenti all’U.E.  in possesso di un regolare titolo di soggiorno
  • residenti o aventi attività lavorativa da almeno un anno nel Comune sede di Agenzia o nei Comuni appartenenti alla medesima rete di Agenzie
  • aventi un ISEE inferiore a 26.000 euro
  • non titolari (richiedente e altri componenti del nucleo famigliare) di diritti esclusivi di proprietà (salvo la nuda proprietà), usufrutto, uso e abitazione su uno o più immobili di categoria catastale A1, A2, A7, A8, A9, ubicati in qualunque località del territorio nazionale o su uno i più immobili di categoria catastale A3, ubicati sul territorio della provincia di residenza
Le ASLO, compatibilmente con le risorse economiche disponibili, aiutano i cittadini interessati a sottoscrivere un nuovo contratto di locazione a canone concordato e erogano un contributo sia per proprietari sia per gli inquilini: Per i proprietari da un minimo di € 1.500,00 ad un massimo di € 3.000,00 in relazione alla durata del contratto e fondo di garanzia (a discrezione del Comune). Per gli inquilini il contributo varia da quattro ad otto mensilità del canone, in relazione alla fascia ISEE di appartenenza. Il contributo non può essere replicato, per i proprietari, sulla medesima unità immobiliare e, per gli inquilini, in capo al medesimo beneficiario o ad altri componenti del nucleo famigliare, se non alla regolare scadenza del contratto di locazione, fatti salvi casi di forza maggiore accertati dalla commissione comunale. Cfr. sito http://www.regione.piemonte.it/edilizia/ageLocazione.htm
Che differenza c’è tra morosità colpevole e incolpevole?
Per morosità incolpevole si intende la situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone di locazione a causa della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare (definita secondo l'art.2 del Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti 14 maggio 2014). La perdita o la consistente riduzione della capacità reddituale possono essere dovute ad una delle seguenti cause: perdita del lavoro per licenziamento; accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell'orario di lavoro; cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale; mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici; cessazioni di attività libero-professionali o di imprese registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente; malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato o a consistente riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell'impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali. Tutti gli altri casi rientrano nella morosità colpevole.
Esistono strumenti di garanzia per facilitare l’accesso all’alloggio sul mercato di inquilini con redditi bassi o in difficoltà nell’ottenere un contratto di affitto?
Esistono strumenti di garanzia variamente messi a disposizione dai soggetti pubblici e privati. Tra di essi possiamo ricordare le opportunità messe a disposizione delle ASLO (cfr. punto 12) ed una serie di progettualità specifiche promosse da soggetti del privato sociale, tra cui citiamo, a titolo esemplificativo, il Fondo di Garanzia emesso da Fondazione Don Mario Operti nell'ambito del progetto Insieme per la Casa (www.fondazioneoperti.it), i fondi e le misure di sostegno messi a disposizione dall'Ufficio Pio (www.ufficiopio.it), nonché il Piano Mutualistico Salvaffitto per fasce a rischio povertà promosso da Salva-Società di Mutuo Soccorso d'intesa con Cicsene (www.sistemaabitare.org/pdf/strumenti/Prodotto-Salvaffitto-Residenziale.pdf).
Il datore di lavoro è obbligato a riconoscere - nel proprio alloggio - la residenza anagrafica di colf o badanti?
Se il collaboratore/collaboratrice convivente ha già una residenza in Italia, il datore di lavoro non é obbligato a concederla presso il proprio alloggio. Se invece ne fa richiesta, il datore di lavoro deve concederla all'interno della sua casa. La legge anagrafica 1228/1954 prevede un vero e proprio obbligo, sanzionato nel caso non venga adempiuto, che ciascuno possa richiedere l'iscrizione anagrafica per sé e per le persone su cui si esercita potestà e tutela, ogni volta che ci sono i presupposti per richiederla, e quindi il datore di lavoro non può, a nessun titolo, inibire a chi ha specifici e sanzionati obblighi anagrafici di adempiere agli stessi. Questo non vuol dire che l'assistente famigliare convivente entrerà a far parte della famiglia anagrafica dell'assistito preso cui vive e lavora. Secondo le indicazioni delle "Avvertenze, note illustrative e normativa AIRE, Metodi e Norme, serie B - n.29 - edizione 1992 Istat Ministero dell'Interno" per quanto attiene alla posizione dei domestici, che coabitano con la famiglia del datore di lavoro, si procederà all'iscrizione in una scheda di famiglia a parte, a meno che non dichiarino di essere legati da tempo alla famiglia da vincoli affettivi. Nel caso delle assistenti famigliari la coabitazione è giustificata da ragioni di servizio, e non da vincoli affettivi, e dunque il Comune iscriverà l'assistente famigliare in una scheda anagrafica diversa e separata. Ogni comune, comunque, adotta pratiche amministrative proprie e dunque è sempre meglio richiedere specificatamente all'Ufficiale di Anagrafe.
Perché è importante il tema "casa" per poter richiedere il ricongiungimento famigliare?
Lo straniero che voglia richiedere il ricongiungimento famigliare deve essere titolare di una carta di soggiorno o di permesso di soggiorno della durata di almeno 1 anno, in corso di validità o per il quale sia stato chiesto il rinnovo nei termini previsti. L'ingresso dei famigliari stranieri avviene previo rilascio di un visto per il ricongiungimento famigliare, che deve essere richiesto dallo straniero regolarmente soggiornante in Italia presentando la richiesta di nulla osta al ricongiungimento presso lo sportello Unico per l'Immigrazione, utilizzando la procedura informatizzata[1] disponibile sul sito del Ministero dell'Interno. Lo straniero regolare che richiede ricongiungimento deve dimostrare la disponibilità di un'abitazione adeguata, dotata dei requisiti igienici e sanitari, accertati dal certificato di idoneità abitativa, rilasciato dall'Ufficio Tecnico del Comune di residenza, normalmente sostenendo il costo di 2 marche da bollo da 16 euro. Il richiedente dovrà inoltre presentare allo Sportello Unico per l'Immigrazione anche copia del contratto di locazione, o comodato, o proprietà dell'immobile, della durata non inferiore a 6 mesi a decorrere dalla data di presentazione della domanda. Se la persona che chiede il ricongiungimento è ospite dovrà accompagnare all'istanza di ricongiungimento anche la dichiarazione redatta dal titolare dell'appartamento, secondo il modello S2, dal quale si evince il consenso ad ospitare anche il famigliare o i famigliari ricongiunti. In caso di ricongiungimento a favore di un solo minore di anni 14, il certificato può essere sostituito da una dichiarazione di ospitalità del titolare dell'appartamento su modello S1. Inoltre lo straniero che chiede ricongiungimento famigliare deve dimostrare un reddito minimo annuo, derivante da fonti lecite, non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale, aumentato della metà dell'importo dell'assegno sociale per ogni famigliare che si vuole ricongiungere. Questo è un parametro suscettibile di annuale aggiornamento. Per ulteriori precisazioni si veda il seguente link http://www.integrazionemigranti.gov.it/normativa/procedureitalia/Pagine/Ricongiungimento-familiare.aspx#1 Non è necessario dimostrare il possesso dei requisiti di abitazione idonea e reddito per i richiedenti asilo e rifugiati.   [1] Dal 17 agosto 2017 la procedura di presentazione della domanda di ricongiungimento famigliare è interamente digitale. La novità consiste nel fatto che non solo la domanda di nulla osta, ma anche la documentazione relativa ai requisiti richiesti circa il reddito ed alloggio, deve essere scannerizzata dall'interessato e inviata in allegato alla richiesta di ricongiungimento.
Che cosa si intende per idoneità abitativa?
  1. I requisiti di idoneità abitativa definiscono quella che si intende per abitazione adeguata - come indica la Circolare del Ministero dell'Interno n° 7170 del 18/11/2009, in conformità con la Direttiva dell'Unione Europea in materia di ricongiungimento famigliare - e sono identificati nel Decreto del 05/07/1975 del Ministero della Sanità, che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie degli alloggi in relazione al numero previsto degli abitanti, ovvero:
Superficie per abitante                                              Composizioni locali  
 1 abitante 14 metri quadrati    stanza da letto per 1 persona  9 metri                            
 2 abitanti  28 metri quadrati   Stanza da letto per 2 persone 14 metri
 3 abitanti  42 metri quadrati   + una stanza soggiorno di 14 metri
4 abitanti 56 metri quadrati      
per ogni abitante successivo + 10 metri quadrati      
  Per gli alloggi monostanza i parametri sono: • 28 mq (comprensivi del bagno) per 1 persona • 38 mq (comprensivi del bagno per 2 persone • Altezza minima: 2,70 m
La registrazione del contratto di affitto: perché è così importante, soprattutto per il cittadino straniero?
La registrazione del contratto di affitto è obbligatoria per tutti, altrimenti si commette evasione fiscale. La registrazione del contratto deve essere effettuata dal proprietario presso l'Ufficio del registro entro 30 giorni dalla firma o dalla stipula del contratto. Le spese debbono essere divise a metà tra inquilino e proprietario. Ogni anno la registrazione deve essere rinnovata. Per contratti pluriennali è possibile pagare l'imposta di registro con un solo versamento, ottenendo così una riduzione delle spese di registrazione. Se il contratto non è registrato non ha alcun valore e non è valido per dimostrare di avere un alloggio idoneo ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, né per altre pratiche (es. la richiesta di ricongiungimento famigliare).

Iscriviti alla nostra newsletter:
Joomla Extensions powered by Joobi

Search