Prestazioni sociali e INPS

Che cos’è l’assegno di maternità di base (cd. Assegno di maternità dei comuni)?
È una prestazione assistenziale concessa dai comuni e pagata dall’INPS.
A chi ed entro quando va richiesto l’assegno di maternità?
La domanda deve essere presentata dalla madre al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita del bambino o dall’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido preadottivo.
Se la domanda non viene accettata è necessario inviarla via pec o con raccomandata con avviso di ritorno, entro il termine di legge.
A chi spetta l’assegno di maternità di base?
Alle madri disoccupate e con un reddito inferiore alla somma fissata annualmente dall’INPS: non è cumulabile con l’indennità di maternità delle lavoratrici dipendenti o autonome; tuttavia nel caso queste ultime siano percepite in importo molto ridotto (ad es. per le lavoratrici part-time), spetta per la differenza.
In base alla legge e alle circolari INPS integrative possono farne richiesta:
  • cittadine italiane e comunitarie;
  • cittadine non comunitarie titolari di carta di soggiorno;
  • familiari non comunitarie di cittadini comunitari (circolare INPS n. 35 dd. 09.03.2010)
  • titolari dello status di rifugiato e di protezione sussidiaria (circolare INPS n. 9 del 22/01/2010).
Tuttavia, come ritenuto da giurisprudenza maggioritaria, l’assegno spetta anche a:
  • titolari di “permesso unico lavoro” di cui alla direttiva 2011/98/UE (ossia di permesso per lavoro, per attesa occupazione e per motivi familiari – cfr. Corte d’Appello di Milano, sent. n. 1403 del 28.7.2017);
  • titolari di permesso per motivi umanitari (cfr. Corte cost. 95/2017);
  • altre madri straniere protette dalle direttive dell’Unione (ad es. direttiva 2009/50/CE sui lavoratori altamente qualificati).
Tali cittadine straniere devono, dunque, ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il loro diritto (salvo che in alcuni Comuni, che hanno deciso di uniformarsi all’interpretazione della predetta giurisprudenza).
Che cos’è l’assegno di maternità per le lavoratrici atipiche (cd. assegno di maternità dello Stato)?
È una prestazione previdenziale a carico dello Stato, concessa ed erogata direttamente dall’INPS
A chi ed entro quanto va richiesto l’assegno di maternità per le lavoratrici atipiche?
È una prestazione concessa ed erogata direttamente dall’INPS. Può essere chiesta entro 6 mesi dalla nascita.
Se la domanda non viene accettata dagli uffici preposti è necessario inviarla via pec o con raccomandata con avviso di ritorno, entro il termine di legge.
A chi spetta l’assegno di maternità per le lavoratrici atipiche?
Spetta alle donne lavoratrici con un reddito inferiore alla somma fissata annualmente dall’INPS e che abbiano requisiti contributivi minimi (la lavoratrice deve infatti far valere o tre mesi di contribuzione nel periodo tra 18 e 9 mesi antecedenti il parto, oppure tre mesi di lavoro anche in periodi antecedenti purché non siano passati più di 9 mesi tra la perdita del trattamento di disoccupazione e la data del parto).
La prestazione è riconosciuta dalla legge istitutiva a cittadine italiane cittadine non comunitarie titolari di permesso di lungo periodo.
Deve tuttavia ritenersi spettante anche a tutte le madri alle quali compete l’assegno di maternità di base, in conformità alle previsioni comunitarie sopra illustrate.
Che cos’è l’assegno per il nucleo familiare numeroso?
È un assegno, concesso in via esclusiva dai comuni e pagato dall’INPS, rivolto alle famiglie che hanno figli minori e che dispongono di patrimoni e redditi limitati.
A chi ed entro quando va richiesto l’assegno per il nucleo familiare numeroso?
La domanda deve essere presentata al Comune di residenza entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di maturazione. La prestazione deve essere chiesta ogni anno, fino a che permangano i requisiti di legge.
Se la domanda non viene accettata dagli uffici preposti è necessario inviarla via pec o con raccomandata con avviso di ritorno, entro il termine di legge.
A chi spetta l’assegno per il nucleo familiare numeroso?
Spetta alle famiglie con tre o più figli di minore età e con un reddito inferiore al limite annualmente fissato dall’INPS. 
La normativa nazionale e le successive circolari INPS riconoscono il diritto alla prestazione a:
  • cittadini italiani e comunitari;
  • familiari non comunitari di cittadini comunitari;
  • titolari di permesso di lungo periodo;
  • titolari di protezione internazionale (circolare INPS n. 9 del 22/01/2010).
Resterebbero quindi escluse tutte le altre categorie ma vale in proposito quanto si è detto sopra a proposito della indennità di maternità di base. E dunque l’assegno spetta anche a:
  • titolari di “permesso unico lavoro” di cui alla direttiva 2011/98/UE (ossia di permesso per lavoro, per attesa occupazione e per motivi familiari – cfr. Corte di Giustizia, sent. 21.6.2017 c-449/16 e Corte d’Appello di Genova, sent. n. 498 del 21.11.2017);
  • titolari di permesso per motivi umanitari;
  • cittadini non comunitari protetti dalle direttive dell’Unione (ad es. direttiva 2009/50/CE sui lavoratori altamente qualificati).
Tali cittadini stranieri devono dunque ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il loro diritto (salvo che in alcuni Comuni, che hanno deciso di uniformarsi all’interpretazione della predetta giurisprudenza).
Che cos’è l’assegno di natalità (cd. Bonus bebè)?
È un assegno mensile destinato alle famiglie per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo a partire dal 1° gennaio 2015.
A chi ed entro quando va richiesto l’assegno di natalità?
La domanda deve essere presentata all’INPS - indifferentemente dalla madre o dal padre del minore - entro 90 giorni dalla nascita o anche successivamente (ma in tal caso il diritto decorrerà dalla domanda).
Per i nati fino al 31.12.2017, l’assegno viene corrisposto fino al terzo anno di vita del bambino o al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato; per i nati dopo il 31.12.2017 l’assegno viene corrisposto solo per un anno.
Se la domanda non viene accettata dagli uffici preposti è necessario inviarla via pec o con raccomandata con avviso di ritorno, entro il termine di legge.
A chi spetta l’assegno di natalità?
L’assegno è previsto a favore delle famiglie con un ISEE inferiore al limite di legge fissato dall’INPS e con un figlio nato, adottato o in affido preadottivo dopo il 1° gennaio 2015.
In base alla norma il diritto spetta a:
  • cittadini italiani e comunitari
  • cittadini non comunitari titolari di permesso di lungo periodo
  • familiari non comunitari di cittadini comunitari (circolare INPS n. 214 del 6.12.16)
  • titolari di protezione internazionale (circolare INPS n. 93 dell’8.5.15).
Anche in tal caso resterebbero escluse molte categorie di cittadini stranieri: si ritiene però che per giurisprudenza maggioritaria invece il bonus bebè spetti anche a:titolari di “permesso unico lavoro” di cui alla direttiva 2011/98/UE (ossia di permesso per lavoro, per attesa occupazione e per motivi familiari – cfr. per tutte Corte d’Appello di Torino, sent. n. 792 del 29.11.2017);
  • titolari di permesso per motivi umanitari;
  • cittadini non comunitari protetti dalle direttive dell’Unione (ad es. direttiva 2009/50/CE sui lavoratori altamente qualificati).
Tali cittadini stranieri devono dunque ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il loro diritto.
Che cos’è il Reddito d’inclusione (REI) ?
È una misura di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica. I cittadini possono richiederlo dal 1° dicembre 2017 presso il Comune di residenza.
A chi va richiesto il reddito di inclusione?
Il beneficio (che non può estendersi oltre diciotto mesi, ma può essere erogato nuovamente decorsi sei mesi dalla prima erogazione) va richiesto presso il comune di residenza, che attraverso i servizi sociali provvede all’elaborazione di un progetto individualizzato contenente obiettivi specifici di carattere occupazionale e di inserimento sociale. L’INPS provvede poi all’erogazione del beneficio che potrà eventualmente essere revocato quale sanzione in caso di mancato rispetto del progetto.
A chi spetta il reddito di inclusione?
Il richiedente deve soddisfare una serie di requisiti economici e il nucleo familiare deve avere al proprio interno, alternativamente un componente minore di anni 18, una donna in stato di gravidanza, un componente con disabilità e un suo genitore, un disoccupato di più di 55 anni che abbia cessato di percepire un trattamento di disoccupazione da almeno tre mesi.
Inoltre il richiedente deve essere residente sul territorio nazionale da almeno due anni ed essere:
  • cittadino italiano o cittadino dell’Unione;
  • familiare di un cittadino dell’Unione;
  • titolare del permesso di lungo soggiorno;
  • titolari di protezione internazionale o apolide (circolare 172 del 22.11.17 l’INPS).
Restano quindi esclusi gli altri gruppi protetti dal diritto comunitario e in particolare:
  • i titolari di permesso unico lavoro ( permesso per lavoro, per attesa occupazione e per motivi familiari).
Pur in assenza di pronunce sul punto, permangono i dubbi di contrasto con la direttiva 2011/98 e soprattutto rileva l’evidente irragionevolezza (e dunque il possibile contrasto con gli artt. 2, 3 e 34 della Costituzione) di escludere proprio gli stranieri che, a causa della assenza di reddito, non sono riusciti ad accedere al permesso di lungo periodo.
I cittadini stranieri esclusi possono dunque ricorrere al giudice per chiedere il riconoscimento di tali diritti.
Che cos’è la carta acquisti ordinaria?
È una carta di pagamento elettronica concessa a cittadini che si trovano in condizioni di disagio economico. Sulla carta si accredita bimestralmente una somma di denaro che può essere utilizzata per la spesa alimentare negli esercizi convenzionati e per il pagamento delle bollette di gas e luce presso gli uffici postali. La carta non è comunque abilitata al prelievo di contanti.
A chi ed entro quando va richiesta la carta acquisti ordinaria?
La domanda deve essere presentata presso gli uffici postali, senza limiti temporali.
A chi spetta la carta acquisti ordinaria?
Spetta ai nuclei familiari in cui vi sia un componente ultrasessantacinquenne o un minore di età inferiore a tre anni, con determinati limiti di reddito stabiliti annualmente dall’INPS.
È una carta di pagamento elettronica per sostenere i soli nuclei familiari in condizioni di disagio economico, riconosciuta a:
  • cittadini italiani e comunitari;
  • familiari di cittadini UE (così secondo l’art. 1 c.216 L. 147/13 e DM Min. Economia e Finanze 3.2.14);
  • titolari di permesso di lungo periodo;
  • titolari dello status di rifugiato politico e di protezione sussidiaria (non previsti da circolari INPS, ma presenti nel modulo).
Sono quindi esclusi gli altri stranieri protetti dal diritto comunitario, in particolare i titolari di permesso unico lavoro. In relazione a dette esclusioni vale quanto esposto a proposito del REI.
La misura è destinata ad essere man mano sostituita dal REI.
Che cos’è il premio alla nascita (cd. Bonus mamma domani)?
È una prestazione corrisposta dall’INPS per la nascita o l’adozione di un minore, a partire dal 1° gennaio 2017.
A chi ed entro quando va richiesto il premio alla nascita?
La domanda va presentata entro 1 anno dalla nascita all’INPS; se non si è in possesso dei permessi di soggiorno indicati nel modulo dell’INPS, è necessario che la domanda venga avanzata via pec, eventualmente tramite i patronati, o con raccomandata con avviso di ritorno.
A chi spetta il premio alla nascita?
La prestazione spetta a tutte le mamme che si trovino, dopo il 1.1.2017, al settimo mese di gravidanza. La norma istitutiva non prevede alcuna limitazione, né in ragione del reddito, néin ragione del titolo di soggiorno; tuttavia l’INPS ha esteso “per analogia” i requisiti previsti per l’assegno di natalità anche alla prestazione in esame, ferma restando l’assenza di limiti di reddito.
Conseguentemente il premio alla nascita viene attualmente riconosciuto a:
  • titolari di permesso di lungo periodo;
  • familiari non comunitari di cittadini comunitari;
  • titolari di status di rifugiato e di protezione sussidiaria.
Tale limitazione è illegittima per i motivi già esposti a proposito dell’assegno di natalità, ma prima ancora perché è introdotta mediante una circolare, in deroga a una norma di legge: dunque il diritto spetta a tutte le mamme straniere regolarmente soggiornanti.
Con messaggio n. 661 del 13.2.2018, a seguito della condanna da parte del Tribunale di Milano (con ordinanza del 12.12.2017) l’INPS ha comunicato che accoglierà le domande di tutte le cittadine straniere regolarmente soggiornanti e che provvederà a riesaminare le domande respinte (previa nuova istanza).
Che cos’è il Bonus asilo nido?
È un contributo a sostegno del reddito delle famiglie per i figli nati dal 1° gennaio 2016.
A chi ed entro quando va richiesto il Bonus asilo nido?
Il buono (concesso “per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati, nonché per l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei 3 anni, affetti da gravi patologie croniche”) va richiesto all’INPS con presentazione di documentazione attestante l’iscrizione e il pagamento della retta a strutture pubbliche o private, entro il 31 dicembre.
A chi spetta il Bonus asilo nido?
La prestazione spetta ai genitori di figli nati a decorrere dal 1º gennaio 2016 e la norma non prevede alcuna limitazione né in relazione al titolo di soggiorno dello straniero, né in relazione al reddito: quindi il diritto dovrebbe spettare a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti.
Il DPCM 17.2.2017 di attuazione della norma di legge e la circolare INPS 22.5.17 n. 88, tuttavia, hanno previsto l’accesso al beneficio esclusivamente per:
  • cittadini italiani e comunitari;
  • titolari di permesso di lungosoggiorno;
  • i familiari extra-UE di cittadini comunitari;
  • titolari di status di rifugiato e di protezione sussidiaria.
L’esclusione degli altri cittadini stranieri appare dunque illegittima sia perché la legge istitutiva delegava a un successivo DPCM solo “le disposizione necessarie all’attuazione del presente comma” e sia per violazione della direttiva 2011/98. Anche in tal caso quindi si ritiene che la prestazione spetti anche a:
  • titolari di “permesso unico lavoro” di cui alla direttiva 2011/98/UE (ossia di permesso per lavoro, per attesa occupazione e per motivi familiari)
  • titolari di permesso per motivi umanitaricittadini non comunitari protetti dalle direttive dell’Unione (ad es. direttiva 2009/50/CE sui lavoratori altamente qualificati).
Tali cittadini stranieri devono pertanto ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il loro diritto.
Che cos’è l’assegno al nucleo familiare (ANF)?
È un sostegno economico erogato dall’INPS.
A chi ed entro quando va richiesto l’assegno al nucleo familiare?
La prestazione va generalmente richiesta al datore di lavoro; deve essere chiesta all’INPS solo per lavoratori domestici e disoccupati che godono della NASPI (indennità disoccupazione), o in caso di insolvenza del datore di lavoro.
Per ottenere il diritto al pagamento dell’assegno per i familiari residenti all’estero e per alcune tipologie di familiari (ad es. per i figli del coniuge nati da precedente matrimonio, per fratelli e sorelle…) è necessario chiedere apposita autorizzazione all’INPS: in caso di risposta negativa si potrà presentare ricorso amministrativo al comitato provinciale e solo in seguito rivolgersi al giudice.
Il diritto si prescrive in 5 anni e può essere richiesto anche qualora il rapporto di lavoro sia cessato (in tal caso diverse pronunce di Tribunali hanno ritenuto che spetti il pagamento diretto da parte dell’INPS).
A chi spetta l’assegno al nucleo familiare?
La prestazione spetta in relazione alla composizione del nucleo familiare (figli minori, coniuge o altri familiari, ma per questi ultimi solo se sono in condizione di disabilità):
  • ai lavoratori dipendenti;
  • ai titolari di trattamento NASPI;
  • ai pensionati da lavoro dipendente.
La legge non richiede che il familiare sia “a carico” o sia convivente, ma sussiste una rilevante differenza tra italiani e stranieri a seconda del luogo in cui i familiari risiedono:
  • per i cittadini italiani è prevista la possibilità di computare nel nucleo anche il familiare residente all’estero;
  • per i cittadini stranieri (anche comunitari) è invece esclusa espressamente la possibilità di computare nel nucleo i familiari residenti all’estero, salva l’esistenza di specifiche convenzioni con i paesi di origine. Molte sentenze hanno però ritenuto che tale diverso trattamento non sia conforme a diverse disposizioni di legge (cfr. per tutte Corte d’Appello di Torino, sent. n. 772 del 06.11.2017).
Anche in tal caso quindi i cittadini stranieri devono ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il loro diritto al pagamento degli assegni anche per i familiari residenti all’estero.
Che cos’è l’assegno sociale?
È una prestazione economica.
È importante ricordare che rappresenta il parametro di riferimento per il reddito richiesto per il ricongiungimento familiare ed il permesso di soggiorno UE per lungo soggiornanti.
A chi va richiesto l’assegno sociale?
La domanda va presentata all’INPS.
A chi spetta l’assegno sociale ?
La prestazione spetta a coloro che risiedono in Italia in via continuativa da almeno 10 anni, che abbiano compiuto 66 anni e sette mesi, che risultino in possesso di risorse economiche inferiori ai limiti previsti dalla legge e che siano cittadini italiani o comunitari titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo.
Restano esclusi tutti gli altri cittadini stranieri. Tuttavia è pendente davanti alla Corte Costituzionale un giudizio per la valutazione della legittimità dell’esclusione (sollevato dal Tribunale di Bergamo, con ordinanza 26.9.2016), e altri Tribunali hanno già riconosciuto il diritto anche agli stranieri non lungo soggiornanti, ma residenti in Italia da oltre 10 anni (cfr. per tutte Corte d’appello di Venezia, sent. n. 356 del 5.9.2017).
Che cosa è la NASPI-DISCOL (indennità di disoccupazione)?
È una indennità mensile di disoccupazione.
A chi ed entro quando va richiesta la NASPI - DISCOL?
La domanda deve essere presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto o dalla fine del periodo di maternità indennizzato. Spetta poi a partire dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno; dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo l’ottavo giorno.
A chi spetta la NASPI - DISCOL?
Spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione (o in alcuni casi specifici di dimissioni per giusta causa e di risoluzione consensuale del rapporto o durante il periodo tutelato di maternità); per i lavoratori non comunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale è prevista invece una diversa e specifica normativa.

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