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I minori stranieri o i loro genitori devono esibire il permesso di soggiorno per l'iscrizione alla scuola dell'infanzia, all'asilo nido o ai corsi di formazione professionale?

 

 

L’art. 6, co. 2 del D.Lgs. 286/98, esclude poi esplicitamente dall’onere di esibizione del permesso di soggiorno le iscrizioni e gli altri provvedimenti riguardanti le “prestazioni scolastiche obbligatorie”.

Tale norma, come confermato anche dal Ministero dell’Interno, va intensa nel senso di escludere la necessità dell'esibizione del permesso di soggiorno per l’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado e all’asilo nido[1].

Il Ministero dell’Istruzione ha poi fornito specifiche indicazioni in materia con la circolare n.375 del 25 gennaio 2013, ricordando che “l’obbligo scolastico, integrato nel più ampio concetto di diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, concerne anche i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al soggiorno in Italia (art. 38 del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286; art. 45 del D.P.R. n. 394/99). In mancanza dei documenti prescritti, la scuola iscrive comunque il minore straniero, poiché la posizione di irregolarità non influisce sull’esercizio del diritto all’istruzione.

Posto che il dovere di istruzione e formazione si assolve con il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età, i minori stranieri privi di permesso di soggiorno hanno il diritto-dovere di iscriversi nel sistema di istruzione e formazione professionale anche dopo l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e il compimento dei 16 anni.

Va infine sottolineato come i principi costituzionali, comunitari e internazionali che garantiscono a tutti i minori il diritto all’istruzione[2]  si applichino pienamente anche alla scuola dell’infanzia e all’asilo nido[3].

In conclusione, dunque, non può essere richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno né del minore né del genitore, ai fini dell’iscrizione, oltre che alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado, neanche:

-       all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia;

-       alla scuola secondaria di secondo grado e alla formazione professionale, anche oltre i 10 anni di scolarizzazione e i 16 anni di età, fino al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale[4].

Ogni diversa interpretazione della normativa vigente, che limiti il diritto all’istruzione e alla formazione dei minori privi di permesso di soggiorno e violi il principio di non discriminazione e il principio del “superiore interesse del minore”, si porrebbe in contrasto con la Costituzione e con gli obblighi comunitari e internazionali assunti dallo Stato italiano, e non può dunque essere accettata[5].

 


[1] Si vedano: comunicato del Prefetto di Torino del 2 aprile 2010 (http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=925&l=it) e nota del Ministero dell’Interno n. 2589 del 13 aprile 2010 (http://www.immigrazione.biz/circolare.php?id=424) in risposta al Commissario Straordinario del Comune di Bologna.

[2]           Art. 34 Cost.; Artt. 2,3, 28  Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge n.176/91; Art. 2  I Protocollo addizionale alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo; Art. 14  Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

[3] La scuola dell'infanzia, infatti, rientra nel complessivo sistema educativo di istruzione e formazione (legge 53/03, art. 2, co. 1) e “concorre all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative” (D.lgs. 59/04, art. 1, co. 1).  La legge chiarisce inoltre che lo Stato ha il dovere di assicurare “la generalizzazione dell'offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell'infanzia” (D.lgs. 59/04, art. 1, co. 2). Sulla natura della scuola dell’infanzia in quanto parte integrante dell’unitario sistema educativo e sulla sua connessione funzionale alla scuola dell’obbligo, si veda l’ordinanza del Tribunale di Milano dell’11.2.2008, che ha ritenuto discriminatorio il comportamento del Comune di Milano che subordinava l’iscrizione alla scuola dell’infanzia al permesso di soggiorno. Si ricorda, infine, come la normativa vigente attribuisca agli asili nido la finalità di “garantire la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini di età compresa tra i tre mesi ed i tre anni” (legge 448/2001, art. 70), finalità assimilate, nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, a quelle propriamente riconosciute alle istituzioni scolastiche (si vedano le sentenze Corte Costituzionale n. 467/2002 e n. 370/2003).

[4] Il diritto dei minori stranieri di essere iscritti alla formazione professionale anche in assenza di permesso di soggiorno è esplicitamente richiamato in alcune disposizioni regionali o provinciali concernenti le attività formative. Ad esempio, nella “Nota informativa della Provincia di Torino (http://www.provincia.torino.gov.it/formazione/file-storage/download/monitoraggio/ddoi/2013/Nota_info_OI_DD_2013_14.pdf) sugli aspetti attuativi degli interventi formativi di cui al Bando provinciale Obbligo d’Istruzione e Diritto e Dovere A.F. 2013/2014”, si precisa che “gli enti di formazione sono tenuti ad iscrivere gli allievi minorenni migranti, anche nel caso in cui risultino sprovvisti di permesso di soggiorno”.

[5] Per un approfondimento, si veda: ASGI, “I minori stranieri extracomunitari e il diritto all’istruzione dopo l'entrata in vigore della legge n. 94/2009” (http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=925&l=it%29)

 

 

 

Letto 1998 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Maggio 2014 11:55
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